venerdì 29 luglio 2011

Perseguitati: la recensione di Macondo del libro di Avagliano e Palmieri sugli ebrei

∞ Perseguitati ∞di Angela Catrani

Mario Avagliano e Marco Palmieri hanno fatto una operazione bella davvero. In lunghi anni di ricerca e con la collaborazione di tante persone hanno raccolto, in Gli ebrei sotto la persecuzione in Italia, lettere e diari di tanti ebrei perseguitati dalle leggi razziali italiane. Ne è venuto fuori un saggio che è quasi un romanzo, diviso in capitoli cronologici, dalle prime disposizioni razziali dell’estate del 1938 alla liberazione del 1945.

giovedì 28 luglio 2011

Memoria del bombardamento del 19 luglio 1943 a Roma

di Stefano Mannucci

Le prime bombe su Roma iniziarono a cadere nella mattina del 19 luglio. I primi edifici ad essere colpiti furono gli edifici di Medicina Clinica all’interno del complesso universitario. Le esplosioni si susseguirono, devastando edifici universitari ed abitazioni civili. «Ondata dopo ondata, i duecentosettanta bombardieri alleati stavano polverizzando i quartieri meridionali di Roma da un’altitudine “di venti angeli” – ventimila piedi, secondo il linguaggio del Corpo d’armata aereo americano – e fuori della portata della contraerea italiana». (Katz Robert, Roma città aperta. Settembre 1943-giugno 1944). L’ospedale del Policnico si riempì «con l’arrivo di feriti e moribondi, centinaia di vittime in preda a emorragie causate dalle bombe, uomini, donne e bambini, che poco prima giocavano nelle strade del quartiere proletario di San Lorenzo». (Katz Robert, op. cit.)

mercoledì 27 luglio 2011

Dachau ricorda Palatucci, il paladino degli ebrei

di Mario Avagliano

Giovanni Palatucci torna in Germania, a Dachau, dove fu rinchiuso come deportato politico nell’ottobre 1944 e dove morì nel febbraio 1945, ad appena trentasei anni di età, nella baracca n. 25 del Lager. Venerdì 29 luglio, presso la galleria della “Kultur Schranne”, sita nel centro storico di Dachau e messa a disposizione dal borgomastro Peter Bürgel, prenderà il via una mostra sulla storia del questore di Fiume, dello zio Giuseppe Palatucci, vescovo di Campagna, e del campo di concentramento sito nella cittadina salernitana. Per l’occasione verrà inaugurata la cappella italiana al Leitenberg, dedicata ai nostri connazionali morti a Dachau.  (Il Mattino, 27 luglio 2011, p. 21)

martedì 26 luglio 2011

"La libertà si chiama Jaipur" - In fuga da Mussolini per diventare consigliere del Maharaja delle Indie

di Mario Avagliano

Negli anni della persecuzione razziale non c’era pace per gli ebrei italiani neppure in India. Lo dimostra la storia di Gabor Dessau, italiano di religione ebraica, nativo di Perugia, laureato in ingegneria mineraria nell’Università di Roma nel 1929, docente di Giacimenti Minerari al Politecnico di Torino. La sua singolare vicenda è stata narrata dalla nipote Gabriella Steindler Moscati, professore associato di lingua e letteratura ebraica all’Orientale di Napoli, dopo anni di ricerche negli archivi di mezzo mondo, nel libro «La libertà si chiama Jaipur. Dalle leggi razziali alla corte del Maharaja. Le vicende di un ebreo italiano nella II guerra mondiale» (edizioni Mimesis, pp.250, euro 16).

lunedì 25 luglio 2011

FILO SPINATO - Memorie di guerra e di prigionia

Collana diretta da Mario Avagliano e Marco Palmieri

Marlin Editore vara una nuova collana – unica in Italia – che raccoglie memorie, diari e lettere di guerra, di  prigionia e di deportazione. Accompagnati dalla riproduzione di documenti e immagini inedite, i volumi in progetto contribuiranno a ricostruire periodi drammatici e importanti della storia italiana ed internazionale, dall’inizio del ’900 ai nostri giorni, rivissuti  attraverso le parole di chi ne fu artefice e vittima.
La collana è diretta da due specialisti, Mario Avagliano e Marco Palmieri, che provvedono ad analizzare e inquadrare i testi prescelti nel contesto storico da cui sono scaturiti, per consentire al lettore di approfondirne la comprensione e la conoscenza.
Chi è interessato ad inviare dattiloscritti per una valutazione, può scrivere a:

Marlin Editore Srl
Direzione Editoriale
Via Gen. Luigi Parisi, 118
84013 Cava de' Tirreni (Salerno) - Italy

accludendo una scheda di presentazione dell'opera e un proprio curriculum


Link al sito della Marlin

Pio XII. Nuovi documenti sul Papa e la Shoah

di Mario Avagliano

Pio XII fu il Papa dei silenzi sulla Shoah o il Papa che aprì le porte delle chiese e dei monasteri agli ebrei? La questione storiografica è ancora aperta e continua ad infiammare gli animi, anche in vista della possibile beatificazione di Papa Pacelli, in itinere da parte della Chiesa e contestata da Israele e dalla comunità ebraica italiana. Pochi giorni fa il Prefetto dell’Archivio segreto del Vaticano, monsignor Sergio Pagano, ha assicurato che entro 3-4 anni saranno resi accessibili tutti i documenti del pontificato di Pio XII tra il 1940 e il 1945  (al momento l’Archivio è consultabile fino al 1939, anno della morte di Pio XI).  (Il Messaggero 25 luglio 2011, pag. 17)

venerdì 15 luglio 2011

Sette ragazzi ebrei prima della tempesta, l'ultimo libro di Alessandra Chiappano

“Nell’autunno 1942 eravamo a Milano sette amici di Torino, ragazzi e ragazze, approdati per motivi diversi nella grossa città che la guerra rendeva inospitale … Euge era architetto, voleva rifare Milano, e diceva che il miglior urbanista era stato Federico Barbarossa. Silvio era dottore in legge, ma scriveva un trattato di filosofia su minuscoli foglietti di carta velina ed era impiegato in un’impresa di trasporti e spedizioni … Ada era mia cugina e lavorava alle edizioni Corbaccio: Silvio la chiamava bidottore perché aveva due lauree, ed Euge la chiamava cugimo che voleva dire cugina di Primo, del che Ada si risentiva un poco”.
Attraverso le parole di Primo Levi, all’inizio del racconto Oro (Il sistema periodico) conosciamo tre fra i sei protagonisti del libro di Alessandra Chiappano, Voci della Resistenza ebraica italiana, terzo volume della collana Ebraica storie memorie dell’editore aostano LeChâteau.

Euge (Eugenio Gentili Tedeschi) parteciperà poi alla resistenza in Val di Cogne, Silvio (Silvio Ortona) sarà comandante garibaldino nel Biellese, Ada (Ada Della Torre, che sposerà Silvio), farà la staffetta tra il Biellese, Ivrea e Torino. A loro si aggiungono i fratelli Franco e Mila Momigliano e Anna Maria Levi, sorella di Primo. Questi sei personaggi non hanno in comune solo il fatto di essere tutti ebrei piemontesi e di aver partecipato in qualche modo alla guerra di liberazione, ma anche una fitta rete di rapporti di amicizia e legami famigliari, per cui tutti si conoscevano e i loro racconti si intersecano, confermandosi a vicenda con una coerenza quasi sorprendente.
Anche Silvio, Ada ed Euge ricordano il gruppo di amici torinesi a Milano descritto in Oro; poi nel ‘43, come racconta Primo Levi, “nel giro di poche settimane ognuno di noi maturò, più che in tutti i vent’anni precedenti” e dopo l’8 settembre arriverà per tutti la scelta di impegnarsi nella resistenza: “Ci separammo per seguire il nostro destino, ognuno in una valle diversa” La caratteristica del libro della Chiappano, come evidenziato dal titolo, è di dare voce (dopo un’introduzione sulla resistenza ebraica, in particolare in Italia) ai protagonisti stessi di quelle vicende, attraverso racconti più o meno autobiografici scritti talvolta durante la guerra o poco dopo, altre volte a molti anni di distanza. Alcuni tra questi racconti sono inediti, altri sono stati pubblicati su riviste, in particolare sul bimestrale ebraico torinese HaKeillah. Nei brevi racconti di Ada Della Torre (alcuni autobiografici, altri di fantasia) si descrive la vita delle donne che affiancavano la resistenza, gli incontri clandestini, le imprudenze, la complicità della popolazione locale; ne emerge un’immagine più quotidiana e a volte autoironica, le stesse caratteristiche che si apprezzano nel suo romanzo autobiografico Messaggio speciale (Zanichelli, 1968; Editori Riuniti, 1979). Eugenio Gentili Tedeschi narra soprattutto la difficile traversata di un gruppo di partigiani nel novembre 1944 attraverso le montagne innevate dalla Val di Cogne alla Francia già liberata.
Silvio Ortona racconta la vita partigiana, dalle battaglie ai luoghi di pernottamento, ma non mancano riflessioni più ampie. Nei testi di tutti e tre è spesso protagonista la montagna piemontese e valdostana, tra mulattiere, pendii scoscesi, la nebbia che nasconde e protegge, colli da cui si aprono panorami mozzafiato: descrizioni che accrescono ulteriormente il fascino dei racconti, almeno per me, che ho frequentato a lungo la Val di Cogne descritta da Euge, e spesso proprio in compagnia di Ada e Silvio (grandi amici dei miei genitori). Nel racconto più lungo della raccolta Mila Momigliano narra l’arresto di suo fratello Franco, attivo in Giustizia e libertà, e i propri tentativi per tenere i contatti con lui e farlo evadere (la fuga è poi narrata dallo stesso Franco Momigliano). In un altro racconto descrive gli sforzi per tenerlo nascosto dopo l’evasione. Chiude il volume una breve intervista ad Anna Maria Levi, l’unica testimone rimasta tra i protagonisti di queste vicende. L’identità ebraica emerge da questi racconti occasionalmente, con la percezione (non sempre tenuta presente) di correre un pericolo più grave rispetto ai propri compagni di lotta, oppure con la descrizione dei genitori e parenti nascosti. Nella lotta di liberazione i giovani protagonisti si sentono uguali agli altri, e così sono percepiti, incontrando facilmente solidarietà. Nel testo Ero diverso, ufficiale ed ebreo (presentato nel 1995 a un convegno della Comunità ebraica di Milano sul tema della Liberazione), Silvio Ortona scriveva: “Molti di noi, ebrei della mia generazione, si sono formati una cultura e coscienza democratica mentre se la formavano milioni di altri italiani della stessa generazione; ciò attraverso le dure esperienze di quegli anni. A noi, italiani ebrei e non, toccò in sorte di passare dall’adolescenza o dalla giovinezza alla maturità in quegli anni grandi e terribili, che sono stati determinanti per la storia successiva ... Nelle nostre esperienze resistenziali non furono scindibili le motivazioni ebraiche da quelle italiane, perché l’azione si collocava di per sé, spontaneamente, naturalmente, in un quadro più generale, quello della conquista democratica per tutti in Italia e anche in Europa e idealmente nel mondo”. E conclude la sua riflessione citando Geremia (29,7): “Cercate il benessere della città dove vi ho esiliato, pregate il Signore per essa perché dal suo benessere dipende il vostro” e commenta: “È noto che non mi sento esiliato; ma tanto più considero essenziale l’appello del profeta in quanto non è in gioco soltanto il benessere "

Anna Segre, Pagine Ebraiche, Luglio 2011

domenica 10 luglio 2011

Scomparso Salmoni, il deportato che ispirò il Benigni de "La vita è bella"

Lo ripeteva con orgoglio ostinato: «noi sopravvissuti abbiamo sconfitto Hitler, il suo disegno, la sua cultura di morte; per questo dobbiamo continuare a raccontare e ricordare fino a quando avremo la forza di poterlo fare». Lo diceva per sé, per la storia di una famiglia che ce l'aveva fatta e aveva visto nascere figli e nipoti, ma lo diceva anche per i sommersi, per chi non era tornato da quel viaggio terribile. Rubino Romeo Salmoni era nato a Roma il 22 gennaio 1920, si è spento ieri mattina, circondato dall'affetto dei suoi cari, portando fino all'ultimo sul volto quella cifra di ironia e disincanto che lo ha accompagnato nella sua lunga traversata e che ha ispirato Roberto Benigni per il personaggio del suo film Oscar «La Vita è bella».


giovedì 7 luglio 2011

Vittime del terrorismo: i morti dimenticati, come i dirigenti d'azienda uccisi dalle BR

Memorie rimosse

di Andrea Rossi

(...) Ci sono luoghi della memoria che sono figli di un Dio minore. Chi conosce, almeno superficialmente Roma, sa bene che via Caetani è poco più di un vicolo, perpetuamente intasato da autovetture male posteggiate. La lapide dedicata ad Aldo Moro (1916-1978) è in genere occultata da camioncini o da transenne. Viene da chiedersi se altri dolorosi luoghi della memoria nazionale, come la sala d’attesa della stazione di Bologna, fossero trattati con identico disdoro, chissà che cosa accadrebbe. Senz’altro fior di intellettuali, stracciandosi le vesti, scriverebbero ispirate e pensose considerazioni sull’assenza delle istituzioni e lo scarso senso civico nazionale. In realtà via Caetani è fra tutte le memorie minori, quella meglio trattata; altre persone perbene sono morte durante gli “anni di piombo”, e non esistono cippi a rammentarne l’esistenza e la tragica fine.

mercoledì 6 luglio 2011

"Volentieri mi tramuterei in un uccello per respirare l'aria libera". Recensione made in USA del libro "Gli ebrei sotto la persecuzione in Italia"

'I’d gladly turn into a bird, to breathe the free air'

By Benjamin Ivry

In Italy today, resistance against official anti-Semitism and Fascism has become an unexpectedly current topic. A counterweight is provided by current interest in Holocaust memorials and by an anthology which appeared on January 11 from Einaudi Editore, “Jews Under Persecution in Italy: Diaries and Letters from 1938 to 1945 (Gli ebrei sotto la persecuzione in Italia. Diari e lettere 1938-1945).

martedì 5 luglio 2011

Napoli aspetta Godot? Cronache non turistiche per viaggiatori e residenti

Salvatore Casaburi, Napoli aspetta Godot? Cronache non turistiche per viaggiatori e residenti, Tullio Pironti editore. Napoli 2011


La presentazione dell'autore
Le mie “cronache in forma di racconto” contenute in questo libro hanno origini diverse. Molte provengono dalle pagine napoletane del quotidiano “la Repubblica” o di altri periodici e siti web; in tal caso viene indicata la data della loro pubblicazione per dare al lettore una bussola che gli consenta di orientarsi nel tempo e negli stati d’animo che le hanno generate. Per rafforzare il senso della loro collocazione emotiva, più che mai attuale, nei diversi “attraversamenti narrativi” ho ritenuto opportuno non effettuare modifiche, confermando anche i riferimenti temporali alle circostanze che hanno ispirato le “cronache in forma di racconto”.      

lunedì 4 luglio 2011

Portelli racconta l'"America profonda" attraverso una comunità di minatori dell'Harlan County

«America profonda» di Alessandro Portelli (Donzelli, pp. 540, 35 euro) è uno straordinario spaccato di una comunità di minatori nell’Harlan County diventata il simbolo del movimento sindacale statunitense e delle sue battaglie per affermare i diritti civili e sociali della classe lavoratrice. Una controstoria degli Stati Uniti, dalla frontiera a oggi, attraverso un solo, simbolico luogo: Harlan County, Kentucky, al centro della regione mineraria dei monti Appalachi.