venerdì 28 ottobre 2011

Ho inciampato e non mi sono fatta male. Haifa, Napoli, Berlino. Una storia familiare


Una storia individuale che diventa vicenda collettiva

di Mario Avagliano

«Io sono una testimone di seconda generazione, non ho vissuto la guerra, non sono una sopravvissuta allo sterminio, ma sono figlia ed erede del nazismo e delle leggi razziali fasciste». Così inizia il delicato e umanissimo libro di memorie di Miriam Rebhun, Ho inciampato e non mi sono fatta male. Haifa, Napoli, Berlino. Una storia familiare, pubblicato per L’Áncora del Mediterraneo (pag. 192, euro 16,50). In uno straordinario viaggio a ritroso tra l’Europa e il Mediterraneo, la Rebhun, ebrea napoletana cresciuta ad Haifa, nei trepidanti inizi dello Stato di Israele, ricostruisce le illusioni, le tragedie, le speranze di tre generazioni di ebrei.

mercoledì 26 ottobre 2011

Io, infiltrato nell'inferno di Auschwitz... La storia di Denis Avey

di Mario Avagliano

Primo Levi scriveva che “spaventa il pensiero di quanto potrà accadere quando tutti i testimoni saranno spariti. Allora i falsari avranno via libera, potranno affermare o negare qualsiasi cosa”. Ma se il presunto falsario è un testimone dell’epoca, come si fa a discernere tra realtà e invenzione? L’interrogativo è legittimo, alla luce del caso scoppiato in Inghilterra, dove Mr Denis Avey, un arzillo novantatreenne, veterano della seconda guerra mondiale, che vive nel Derbyshire, ha rivelato che nel 1944, dopo essere stato catturato in Nord Africa dai tedeschi e spedito in un campo di lavoro per prigionieri di guerra vicino ad Auschwitz, consegnò la sua uniforme inglese a un deportato ebreo olandese e si fece passare per lui.

venerdì 21 ottobre 2011

Piazza Fontana. La verità che non è stata detta

di Mario Avagliano
Ci sono eventi tragici della storia d’Italia i cui contorni e i cui responsabili restano ancora oscuri, avvolti dal mistero. Uno di questi è la strage di Piazza Fontana, a Milano, nella sede della Banca dell’Agricoltura, il 12 dicembre 1969. Un attentato che provocò 17 morti e decine di feriti e che, a distanza di 42 anni, non finisce di lasciare sgomenti e di suscitare pesanti interrogativi. Chi volle e chi progettò quella strage, e con quali propositi? E come mai da quel momento in poi, in pieno clima di guerra fredda, per un terribile quinquennio, dal 1969 al 1974, si verificarono in Italia ben 4.000 attentati e sei stragi, con un bilancio di 50 morti e di circa 2.700 feriti?

mercoledì 19 ottobre 2011

La propaganda fascista nei lager e il coraggioso “no” degli IMI

di Mario Avagliano e Marco Palmieri

La storiografia più recente è definitivamente approdata alla conclusione che il rifiuto dei 650.000 Italienische Militärinternierten (Internati Militari Italiani) di continuare a combattere al fianco dei nazisti e di aderire alla Repubblica fascista di Salò dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, fu a tutti gli effetti una scelta di Resistenza, che contribuì sul piano militare e politico alla Guerra di Liberazione. Una scelta pagata a duro prezzo, visto che essi andarono volontariamente incontro a venti mesi di prigionia e lavoro coatto nei Lager del Terzo Reich, non di rado perdendo la vita a causa degli stenti, del freddo, delle malattie, delle torture.

mercoledì 12 ottobre 2011

Olocausto? Meglio parlare di Shoah... Ma attenti al tarlo della banalizzazione

di Francesco Lucrezi

In un saggio di recente pubblicazione (L’ardore, Milano 2010), in cui vengono formulate alcune considerazioni sul gesto degli attentatori delle Torri gemelle (paragonato al rito sacrificale della ‘devotio’ romana, che vedeva un condottiero militare ‘consacrarsi’ agli dèi, e andare incontro alla morte, per salvare il proprio esercito: accostamento, in realtà, assai discutibile, rappresentando la ‘devotio’ un valoroso esempio di virtù militare, mentre quello dell’11 settembre costituisce solo un vile e ignobile crimine verso civili inermi e innocenti), Roberto Calasso formula alcune interessanti (quantunque, ancora, alquanto opinabili) considerazioni riguardo alla scelta, nel dopoguerra, del termine ‘Olocausto’ per indicare lo sterminio degli ebrei.

lunedì 10 ottobre 2011

"L'Italia in giallo eroica e fragile". La mia recensione sul Messaggero del primo romanzo di Aldo Cazzullo

di Mario Avagliano

Un giallo in piena regola, con tanto di morto in un bosco, due investigatori meridionali e un alone di mistero sull’identità dell’assassino. Ma anche una tenera storia d’amore. E una trama intrisa d’epica, di sentimenti, di passioni a volte insane, ambientata ad Alba, nelle nebbie delle Langhe, sulle tracce di un tesoro trafugato, in tre dimensioni temporali: gli ultimi fuochi della Resistenza nell’aprile 1945; l’inverno del 1963, anno di morte di Beppe Fenoglio (a cui è ispirato uno dei protagonisti del libro, Amilcare Braida); il 25 aprile del 2011, con i giorni tristi di oggi.

Dopo il successo di Viva l’Italia!, saggio di orgogliosa rivendicazione di Risorgimento e Resistenza (ora ristampato da Mondadori, con il dvd dello spettacolo teatrale), il giornalista Aldo Cazzullo approda al primo romanzo, La mia anima è ovunque tu sia (Mondadori, pp. 128, € 17), sulla storia leggendaria del tesoro della Quarta Armata italiana, proveniente dal Sud della Francia occupata, che nell’aprile 1945 viene spartito tra la Curia di Alba e i partigiani rossi.

Il massacro dimenticato alla Sinagoga di Roma del 9 ottobre 1982

di Pierluigi Battista

“Mio fratello si chiamava Stefano. Stefano Gay Taché. Il 9 ottobre del 1982 aveva appena due anni quando fu ammazzato da un commando di terroristi mentre usciva dalla Sinagoga Maggiore di Roma, al termine della festa di Sukkot, assieme alla sua famiglia. Mio fratello aveva due anni meno di me, che mi chiamo Gadiel. Oggi, a ventinove anni da quel massacro su cui l’Italia ha steso un velo di ambiguo e imbarazzato silenzio, ho deciso di impegnarmi perché sia conservato il ricordo di un bambino ucciso nel cuore di Roma”.

mercoledì 5 ottobre 2011

A un passo dalla salvezza. La politica svizzera di respingimento degli ebrei durante le persecuzioni 1933-1945

“Egregi Signori Consiglieri Federali, Non possiamo fare a meno di dirvi che noi alunne siamo profondamente indignate che i profughi vengano ricacciati così spietatamente verso una sorte tragica (...) Se continueremo così, possiamo essere certi che il castigo ricadrà su di noi. E’ possibile che voi abbiate ricevuto l’ordine di non accogliere ebrei, ma questa non è certamente la volontà di Dio, e noi dobbiamo ubbidire più a Lui che agli uomini...”. Così scrivevano al governo svizzero, il 7 settembre 1942, 22 allieve quattordicenni (su 32) della II C della cittadina di Rorschach, nel canton San Gallo, vicina al confine con Germania e Austria. La lettera non passerà inosservata.
Dopo l'armistizio dell'8 settembre del 1943, la Svizzera rappresentò per gli ebrei italiani perseguitati una sorta di Paradiso delle libertà. Ma non fu sempre così. E non lo era stato per gli ebrei di altre nazionalità ( tedeschi, austriaci, francesi, belgi e olandesi) negli anni precedenti. A quanto risulta dai dati ufficiali, dall’ottobre del ‘40 all’aprile del ‘42 (proprio gli anni in cui la "soluzione finale" veniva messa in atto) furono accolti in Svizzera solo 176 ebrei! E' il tema del bel libro di Silvana Calvo, A un passo dalla salvezza. La politica svizzera di respingimento degli ebrei durante le persecuzioni 1933-1945 (Silvio Zamorani Editore, Torino 2010).

martedì 4 ottobre 2011

Emilio Sacerdote, il servitore dello Stato che non piegò la schiena e scelse la lotta

di Mario Avagliano (Pagine Ebraiche, agosto 2011)

Il magistrato Emilio Sacerdote, perseguitato per le leggi razziali, poi arrestato dai fascisti per la sua attività di partigiano e deportato dai nazisti nel campo di sterminio di Bergen Belsen, dove morì nel marzo 1945, torna in un’aula di Tribunale, nella sua città natale, Vibo Valentia. Il 19 maggio scorso, alla presenza del prefetto di Vibo Maria Latella, del presidente del Tribunale Roberto Lucisano, del procuratore Mario Spagnuolo, dei rappresentanti delle istituzioni locali e della comunità ebraica, gli è stata intitolata l’aula delle udienze del Palazzo di Giustizia vibonese, con l’affissione sulla parete di una targa con un francobollo che riproduce il suo volto (fornito dal collezionista e studioso dell’antisemitismo Gianfranco Moscati), impreziosito dalla applicazione di una piccola stella di Davide con scintillanti lapislazuli. Ulteriori iniziative sono in programma per creare nel Tribunale di Vibo Valentia una mostra permanente sulla storia del magistrato ebreo.

Già vinti nel cuore. Un carteggio famigliare (1936-1944)... per comprendere la storia d'Italia

“Già vinti nel cuore. Un carteggio famigliare (1936-1944)", Solfanelli Editore (pagine 281, euro 20), a cura di Francesco Mancini, è una raccolta di  lettere e brani di diario in cui viene tracciato lo spaccato  di una generazione di italiani cresciuta sotto il fascismo ed andata in guerra. Pagine scritte da due fratelli, Armando e Antonio Mancini, figli del Podestà di un piccolo paese dell'Abruzzo. Pagine per lo più casalinghe, a volte poetiche, romantiche, a volte riflessive, amare. Ovviamente  destinate a rimanere segrete. Insomma carte privatissime,  scritte  senza il senno di poi,  che documentano però eventi storici straordinari. Che possiamo leggere, al di là delle ideologie,  delle  storie divise dell'Italia degli anni Quaranta, di quei tempi dalla memoria ancor oggi  tormentata.

Biacchessi, Orazione civile per la Resistenza il 15 ottobre a via Tasso

Il 15 ottobre, alle ore 17, al Museo della Liberazione di via Tasso, a Roma, Daniele Biacchessi racconterà la Resistenza attraverso il teatro civile, la musica le immagini, la poesia, l’emozione. E’ un’orazione civile frutto di uno studio durato anni su documentazione di archivio, documentazione giudiziaria e storica, libri, materiale multimediale. Si snoda attraverso il racconto dei luoghi dove sono stati uccisi i partigiani e dove si conserva ancora oggi la loro memoria attraverso lapidi e monumenti, musei, istituti storici.  Per Milano, vengono narrate le testimonianze degli antifascisti torturati dal Reparto Speciale di Polizia di Pietro Koch a Villa Triste, dalla Legione Muti e XMas in via Rovello. Le altre tappe della narrazione sono Fosse Ardeatine, Sant’Anna di Stazzema, Benedicta, Fondotoce, La Storta, Montesole e Marzabotto, Fivizzano, Fucecchio, Vinca, Monzuno, Via Tasso a Roma e molte altre ancora.

lunedì 3 ottobre 2011

Shoah. Voci dal Ghetto.... La pubblicazione on line delle interviste della Shoah Foundation di Spielberg

di Mario Avagliano

Cosa accadrà dopo che l’ultimo testimone della Shoah sarà morto? I negazionisti avranno campo libero nel propagandare le loro false tesi, volte a minimizzare la persecuzione degli ebrei? Sarà oscurata la memoria di tragici eventi storici come la retata del Ghetto di Roma del 16 ottobre 1943, di cui questo mese ricorre il 68° anniversario? L’intellettuale ebreo David Bidussa ha scritto per Einaudi un saggio su questo argomento, intitolato significativamente Dopo l’ultimo testimone. E ora dall’Archivio Centrale dello Stato arriva una risposta concreta al problema, con la pubblicazione on line delle 433 video-interviste in italiano (oltre un migliaio di ore di filmati) realizzate negli anni Novanta dalla Shoah Foundation Institute di Steven Spielberg, che ha raccolto complessivamente 52 mila testimonianze in 32 lingue e provenienti da 56 paesi.  -  (Il Messaggero, 2 ottobre 2011)

Napolitano: "La Costituzione è figlia della Resistenza e va amata"

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano ieri è tornato a ribadire l'importanza della Costituzione come bussola per i politici. Ricordando in un messaggio la strage nazista di Marzabotto, il capo dello Stato ha affermato: «E' un dovere per noi tutti perpetuare il ricordo di coloro che, combattendo nelle file della Resistenza, restituirono all'Italia il bene supremo della libertà e della dignità nazionale».
E ha proseguito: «A loro si deve se l'Assemblea costituente poté approvare, grazie alla convergenza di forze politiche diverse, la nostra Carta fondamentale, in cui sono enunciati i valori e i principi fondamentali cui si ispirarono quanti, sacrificando se stessi e la propria vita, hanno consegnato alle generazioni successive una Repubblica nuova e libera. Spetta a ciascuno di noi, in nome di quegli stessi principi, continuare ad amarla e consolidarla».