Reggio Calabria ricorda Teresa Gullace, la donna coraggiosa morta a Roma nel marzo 1944 mentre tentava di dare un pezzo di pane al marito rastrellato dai tedeschi. Sarà Matteo Scarfò, il giovane regista calabrese di Monasterace, che ha voluto dedicare attenzione alla storia di Teresa Gullace, calabrese di Cittanova, a presentare il film "Anna, Teresa e le Resistenti", che sarà proiettato alle ore 18.00 di venerdì 2 dicembre presso l'Auditorium dell'Università della Terza Età di Reggio Calabria, in via Willermin 12. L'iniziativa, pubblica e gratuita, è stata promossa ed organizzata dal Comitato Provinciale dell'ANPI di Reggio Calabria, e da 4 associazioni cittadine: AUSER, Circolo del Cinema C. Chaplin, Fondazione Di Vittorio e Università della Terza Età.
mercoledì 30 novembre 2011
Mosè il partigiano, una grande storia di Resistenza
di Anna Foa
Il manoscritto che viene alla luce — nel libro Mosè Di Segni medico partigiano. Memorie di un protagonista della Guerra di Liberazione (1943-1944), a cura di Luca Maria Cristini (San Severino Marche, Edizioni della Riserva naturale regionale del Monte San Vicino e del Monte Canfaito, 2011 ) — accompagnato dai contributi di studiosi e famigliari, dopo essere rimasto sepolto per decenni negli archivi di famiglia, è il diario di dieci mesi di guerra partigiana condotta dal Battaglione Mario, appartenente alle Brigate Garibaldi, nella zona di San Severino Marche. Il suo autore, Mosè Di Segni, è un medico ebreo romano, rifugiatosi con la famiglia a Serripola, una frazione di San Severino Marche, in una casa del farmacista del posto, Giulio Strampelli, e subito arruolatosi nella brigata partigiana che operava nella zona, una brigata garibaldina guidata da Mario Depangher.
Il manoscritto che viene alla luce — nel libro Mosè Di Segni medico partigiano. Memorie di un protagonista della Guerra di Liberazione (1943-1944), a cura di Luca Maria Cristini (San Severino Marche, Edizioni della Riserva naturale regionale del Monte San Vicino e del Monte Canfaito, 2011 ) — accompagnato dai contributi di studiosi e famigliari, dopo essere rimasto sepolto per decenni negli archivi di famiglia, è il diario di dieci mesi di guerra partigiana condotta dal Battaglione Mario, appartenente alle Brigate Garibaldi, nella zona di San Severino Marche. Il suo autore, Mosè Di Segni, è un medico ebreo romano, rifugiatosi con la famiglia a Serripola, una frazione di San Severino Marche, in una casa del farmacista del posto, Giulio Strampelli, e subito arruolatosi nella brigata partigiana che operava nella zona, una brigata garibaldina guidata da Mario Depangher.
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lunedì 28 novembre 2011
La modernità della Carta costituzionale? Anche le "virtù repubblicane"
di Mario Avagliano
«Io amo pensare, onorevoli colleghi, che l’alta impresa cui oggi muoveremo i primi passi, impegnandovi ogni nostra forza d’ingegno, ogni nostro moto di passione, ogni nostro fervore di fede, riuscirà a dare prova ai nostri ed ai cittadini di tutti i Paesi del mondo che l’Assemblea Costituente italiana è pari alla sua missione, e degnamente rappresenta il popolo che l’ha eletta, un popolo probo, eroico, incorrotto». Con queste parole cariche di tensione morale e ideale, Il 4 marzo 1947, l’ebreo e comunista Umberto Terracini concludeva il suo intervento di apertura dei lavori dell’Assemblea Costituente, eletta a suffragio universale e di cui era stato nominato presidente. La Costituzione italiana, cioè l’atto fondativo della nostra repubblica parlamentare democratica, reca in calce la firma di Terracini, accanto a quelle dell’ex monarchico e liberale Enrico De Nicola, capo provvisorio dello Stato, e del cattolico e democristiano Alcide De Gasperi, presidente del Consiglio.
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mercoledì 23 novembre 2011
I Mille dopo la Spedizione del 1860: che fine fecero?
Fecero l’Italia. E poi, indigesti e spesso incompresi, continuarono a combinarne di tutti i colori. I Mille di Garibaldi. I Mille dopo la Spedizione del 1860. Già, che fine fecero? Lo racconta il gustoso libro di Paolo Brogi, intitolato La lunga notte dei Mille (Aliberti Editore, pp. 320, euro 19).
Chi finì in Patagonia e chi a Sumatra. Un gruppo di lombardi fu deportato in Siberia, altri sbaragliati in Africa, in molti emigrarono all’estero. Un direttore di giornale fu assassinato dagli anarchici, parecchi chiusi in manicomio, chi si suicidò in un fiume e chi con una rivoltellata, un ungherese ingegnere tentò invano di realizzare grandissimi canali, un tiratore scelto bergamasco si ridusse a cacciar gatti e un suo compaesano risalì l’Italia con un teatrino di marionette. A Roma uno di loro fu il primo sindaco, un altro ormai ultraottantenne aderì più tardi al fascismo, l’unica donna fu ripudiata dal potente marito diventato primo ministro. L’ultimo dei Mille morì nel 1934.
martedì 22 novembre 2011
Anpi Roma-Lazio: Polcaro nuovo presidente
Il Comitato Direttivo dell’Anpi di Roma e del Lazio ha nominato a larghissima maggioranza Vito Francesco Polcaro nuovo presidente dell’associazione. Polcaro, nato a Lauria (PZ) il 29 giugno 1945, tre lauree, è ricercatore associato dell’Istituto Nazionale di AstroFisica. Il nuovo ufficio di presidenza dell’Anpi di Roma e del Lazio, che conta 35 circoli a Roma e in provincia e circa 2.300 iscritti, è costituito dal segretario organizzativo Gianfranco Pagliarulo e come vicepresidenti da Ernesto Nassi (con funzioni di vicario), Mario Avagliano, Bianca Bracci Torsi, Vincenzo Calò, Elena Improta e Aldo Pavia.
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Marcello Cantoni, il medico ebreo partigiano
di Andrea Finzi
Vi sono due sono date emblematiche che mi legano a Marcello Cantoni. La prima è quella del 9 marzo 1950, quando su di me neonato Marcello esercitò la funzione del medico di Comunità per eccellenza, quella di moel o circoncisore, e mi iscrisse nel suo celebre libro delle milot che giunse ad annoverare nel 1991 il nome di quasi 1000 bimbi. La seconda data è quella triste del 7 marzo 2003 quando, chiamato dalla figlia Manuela, accorsi per primo fra gli amici medici e dovetti constatare che Marcello, come accade ai giusti, serenamente nel sonno ci aveva lasciati.
Parlare di Marcello Cantoni vuol dire ripercorrere le vicende novecentesche attraverso l’esperienza di un giovane medico, di un uomo di cultura e poi di un padre di famiglia che, trovandosi a vivere in tempi eccezionali, ha saputo mettersi a disposizione del prossimo con energia, intuito e capacità organizzative sostenute da una solida base scientifica e positivista, guidato dalla consapevolezza tutta ebraica che la prima soluzione di ogni problema va trovata dentro se stessi. Anche quando i tempi sono divenuti meno eccezionali, la sua energia, il suo spirito di iniziativa e di aggregazione hanno continuato a improntare le sue molteplici attività.
Vi sono due sono date emblematiche che mi legano a Marcello Cantoni. La prima è quella del 9 marzo 1950, quando su di me neonato Marcello esercitò la funzione del medico di Comunità per eccellenza, quella di moel o circoncisore, e mi iscrisse nel suo celebre libro delle milot che giunse ad annoverare nel 1991 il nome di quasi 1000 bimbi. La seconda data è quella triste del 7 marzo 2003 quando, chiamato dalla figlia Manuela, accorsi per primo fra gli amici medici e dovetti constatare che Marcello, come accade ai giusti, serenamente nel sonno ci aveva lasciati.
Parlare di Marcello Cantoni vuol dire ripercorrere le vicende novecentesche attraverso l’esperienza di un giovane medico, di un uomo di cultura e poi di un padre di famiglia che, trovandosi a vivere in tempi eccezionali, ha saputo mettersi a disposizione del prossimo con energia, intuito e capacità organizzative sostenute da una solida base scientifica e positivista, guidato dalla consapevolezza tutta ebraica che la prima soluzione di ogni problema va trovata dentro se stessi. Anche quando i tempi sono divenuti meno eccezionali, la sua energia, il suo spirito di iniziativa e di aggregazione hanno continuato a improntare le sue molteplici attività.
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giovedì 17 novembre 2011
17 novembre 1938, approvate le leggi razziali... Proposta di una giornata della memoria italiana
di Mario Avagliano e Marco Palmieri
Oggi ricorre il triste anniversario del 17 novembre 1938, giorno in cui venne approvato il decreto legge che sistematizzava le leggi razziali in Italia (clicca qui per approfondire). L'istituzione della Giornata della Memoria del 27 gennaio, giorno di apertura dei cancelli del campo di sterminio di Auschwitz, ricorda la Shoah e tutte le deportazioni, sottolineando in particolare le responsabilità tedesche in questa vicenda.
Tuttavia la persecuzione degli ebrei fu una pagina nera anche della storia d'Italia. Le leggi razziali furono volute da Mussolini e dal fascismo ma furono controfirmate anche dall'altra istituzione allora presente nel Paese, la monarchia. L'atteggiamento prevalente degli italiani di fronte a tali provvedimenti fu quello del'indifferenza e furono molto pochi, anche nelle file dell'antifascismo, quelli che si opposero attivamente e pubblicamente alle leggi razziali. Anche il Governo Badoglio succeduto al Ventennio fascista tardò ad abrogare le leggi razziali, e lo fece solo in conseguenza di una clausola specifica dell'armistizio con gli Alleati. Dopo l'8 settembre 1943, i funzionari della Repubblica Sociale e le bande fasciste collaborarono attivamente con i nazisti alla ricerca e agli arresti degli ebrei sul territorio nazionale e molti degli ebrei poi deportati furono catturati su delazione di loro connazionali italiani.
La nostra proposta è di istituire, come ha fatto anche la Francia, un giorno della Memoria nazionale proprio il 17 novembre, data di emanazione delle leggi razziali nel 1938, come appuntamento annuale collettivo di riflessione sulle nostre responsabilità nazionali.
Oggi ricorre il triste anniversario del 17 novembre 1938, giorno in cui venne approvato il decreto legge che sistematizzava le leggi razziali in Italia (clicca qui per approfondire). L'istituzione della Giornata della Memoria del 27 gennaio, giorno di apertura dei cancelli del campo di sterminio di Auschwitz, ricorda la Shoah e tutte le deportazioni, sottolineando in particolare le responsabilità tedesche in questa vicenda.
Tuttavia la persecuzione degli ebrei fu una pagina nera anche della storia d'Italia. Le leggi razziali furono volute da Mussolini e dal fascismo ma furono controfirmate anche dall'altra istituzione allora presente nel Paese, la monarchia. L'atteggiamento prevalente degli italiani di fronte a tali provvedimenti fu quello del'indifferenza e furono molto pochi, anche nelle file dell'antifascismo, quelli che si opposero attivamente e pubblicamente alle leggi razziali. Anche il Governo Badoglio succeduto al Ventennio fascista tardò ad abrogare le leggi razziali, e lo fece solo in conseguenza di una clausola specifica dell'armistizio con gli Alleati. Dopo l'8 settembre 1943, i funzionari della Repubblica Sociale e le bande fasciste collaborarono attivamente con i nazisti alla ricerca e agli arresti degli ebrei sul territorio nazionale e molti degli ebrei poi deportati furono catturati su delazione di loro connazionali italiani.
La nostra proposta è di istituire, come ha fatto anche la Francia, un giorno della Memoria nazionale proprio il 17 novembre, data di emanazione delle leggi razziali nel 1938, come appuntamento annuale collettivo di riflessione sulle nostre responsabilità nazionali.
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mercoledì 16 novembre 2011
Morto Padre Vanzan, biografo di Palatucci e mentore del Museo di Campagna
di Anna Foa
Si è spento a Roma, a Villa Malta, nella sede della Civiltà cattolica di cui era redattore, Padre Piersandro Vanzan. Aveva appena settantasette anni. Era un ometto mite e gentile, ma capace di fermezza e di una straordinaria forza interiore. Quando combatteva per un’idea si illuminava tutto e sembrava trasformarsi. Solo negli ultimi tempi la malattia lo aveva come un poco smorzato, togliendogli ogni giorno un pezzetto di quella sua forza. Ed era questo il suo grande cruccio, non trovare più l’energia di scrivere, di elaborare le idee, di impegnarsi nelle sue battaglie culturali ed ideali. Erano tanti i suoi amici e le sue amiche, che avevano imparato ad amarlo oltre che a stimarlo, e io mi onoro di essere fra loro.
Si è spento a Roma, a Villa Malta, nella sede della Civiltà cattolica di cui era redattore, Padre Piersandro Vanzan. Aveva appena settantasette anni. Era un ometto mite e gentile, ma capace di fermezza e di una straordinaria forza interiore. Quando combatteva per un’idea si illuminava tutto e sembrava trasformarsi. Solo negli ultimi tempi la malattia lo aveva come un poco smorzato, togliendogli ogni giorno un pezzetto di quella sua forza. Ed era questo il suo grande cruccio, non trovare più l’energia di scrivere, di elaborare le idee, di impegnarsi nelle sue battaglie culturali ed ideali. Erano tanti i suoi amici e le sue amiche, che avevano imparato ad amarlo oltre che a stimarlo, e io mi onoro di essere fra loro.
lunedì 14 novembre 2011
Ritratto antiretorico del Risorgimento
di Mario Avagliano
Torino, 1° marzo 1861. Mancano poco più di due settimane alla dichiarazione dell’Unità d’Italia. I manuali, i quaderni e i sillabari sono già spalancati ad accogliere Vittorio Emanuele come loro venerato sovrano. Ma nello staff di casa Savoia ci si arrovella su una questione solo apparentemente di lana caprina. Si dovrà chiamarlo Primo oppure Secondo? E re d’Italia o re degli Italiani? Sarà pure una controversia formale, ma appassiona sia gli uomini della strada che le pensose diplomazie europee. Se dovessero mandare al nuovo re dei dispacci o degli incartamenti, che numero dovrebbero scrivere sulla busta?
venerdì 11 novembre 2011
Elena Di Porto, il coraggio e la Resistenza a Roma
Elena Di Porto, antifascista romana, tra le figure emblematiche della Resistenza ebraica in Italia, è stata ricordata questa mattina nei pressi della lapide, posta sul fianco della sinagoga maggiore della Capitale, in cui si commemorano i partigiani ebrei vittime del nazifascismo. Un giorno speciale, quello scelto per onorare questa figura paradigmatica di combattente, più volte protagonista di episodi di coraggio durante il regime. Oggi sarebbe caduto il suo novantanovesimo compleanno.
mercoledì 9 novembre 2011
Ho scelto il lager. Memorie di un internato militare italiano
E' uscito in libreria Ho scelto il lager. Memorie di un internato militare italiano, di Aldo Lucchini, all'epoca sergente di fanteria in Grecia, a cura di Mario Avagliano e Marco Palmieri, autori anche dell'introduzione. Le memorie di Aldo Lucchini offrono un prezioso spaccato dell’esperienza dei circa 650 mila ufficiali e soldati che, catturati dai tedeschi, nonostante i ricatti e le minacce subite, rifiutarono in massa il fascismo, la sua guerra e la sua nuova forma istituzionale della Repubblica Sociale Italiana. martedì 8 novembre 2011
Il comune di Napoli onora Giorgio Ascarelli, uno dei fondatori del Napoli, "cancellato" da Mussolini e da Hitler
Attivo imprenditore del Meridione d’Italia, Giorgio Ascarelli (Napoli 1894-1930), figlio di Salomone Pacifico (ex vice sindaco di Napoli per la zona Mercato e titolare di una grande industria di tessuti), è stato nel 1926 il mitico fondatore del Napoli Calcio. Giorgio Ascarelli sarà onorato dalla città partenopea giovedì 17 novembre, data di promulgazione delle leggi razziali 1938, con l’intitolazione alla sua memoria dello stadio Ponticelli in via Argine. Un riconoscimento che arriva a distanza di oltre settant'anni dalla decisione del regime fascista di cambiare la denominazione dello stadio, intitolato ad Ascarelli, presa nel 1934, alla vigilia dei mondiali di calcio svoltisi in Italia, perché la Germania si sarebbe rifiutata di giocare in un impianto dedicato ad un ebreo.
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giovedì 3 novembre 2011
Bentivegna, l'ultimo partigiano di via Rasella
di Mario Avagliano
È la sera del 7 novembre 1943. In una Roma buia e minacciosa, dove il silenzio è rotto solo dai passi cadenzati delle SS tedesche, due giovani studenti, Rosario Bentivegna, detto “Sasà”, e Carla Capponi, militanti nei Gap partigiani del Pci, celebrano a loro modo la Rivoluzione d’Ottobre. Con un pennello e della vernice rossa tappezzano di slogan antifascisti il centro di Roma, da piazza del Popolo a piazza Venezia. A piazza Montecitorio, sede della Camera dei deputati, scrivono “W il Parlamento” e “Morte al fascismo”. Carla, con un pizzico di avventatezza, traccia una grande falce e martello anche su una camionetta tedesca. Tornando verso casa della Capponi, i due giovani entrano nel portone e in quella strana atmosfera gioiosa, soli nella penombra, si scambiano il primo bacio.
mercoledì 2 novembre 2011
Gli ebrei sotto il Regno Sabaudo
di Lionella Viterbo
Non credo che ci sia bisogno di illustrare la figura di Gianfranco Moscati, che tutti conoscono per il suo impegno in campo ebraico e in particolare per la sua importantissima raccolta, regalata nel 2007 all’Imperial War Museum di Londra, di 2500 documenti riguardanti le persecuzioni antiebraiche in Italia e in tutta l’Europa e l’antisemitismo in generale. Da questa collezione ha saputo trarre pubblicazioni e cataloghi per argomento i cui proventi sono destinati all’Ospedale Alyn di Gerusalemme e alla scuola elementare del disagiato quartiere di San Giovanni a Peduccio di Napoli, la città dove il Moscati, nato a Milano nel 1924, risiede da moltissimi anni. Per la sua opera, iniziata da giovanissimo, ha ricevuto nel gennaio 2011 il titolo di cavaliere al merito della Repubblica. Ma la sua attività non è ancora cessata. Collegandosi con le manifestazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia ha curato una nuova raccolta.
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