giovedì 29 marzo 2012

Sostieni la Grecia: costruisci l'Europa dei Popoli!


L'iniziativa di sostenere il Popolo Greco nasce da una lettera del Sindaco di Cava de' Tirreni, Marco Galdi, del 16 febbraio scorso, con la quale comunicava di rinunciare alla propria indennità di carica a vantaggio del Popolo Greco, in questo momento difficilissimo della sua storia. Un gesto subito condiviso dal collega di Baronissi, altra cittadina del Salernitano, che ha ottenuto una grande eco soprattutto in terra ellenica, ove ha avuto il significato che l'Europa non è solo quella delle banche e delle istituzioni comunitarie, ma anche quella del Popolo europeo che sa esprimere fratellanza e solidarietà.
Alla Conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa, che si terrá venerdì 30 marzo 2012, alle ore 11, presso la sede dell'Anci di Via dei Prefetti n.  46 in Roma, saranno presenti: il Sindaco di Cava de' Tirreni, Marco Galdi, presidente del Coordinamento della rete dei Sindaci e degli Elleni d'Italia; il presidente della Federazione ellenica italiana, Nikos Barkas; il presidente della Comunità ellenica di Napoli, Jannis Korintius, segretario del Coordinamento.

Roma, il condominio di via Principe Amedeo 2 dice no alla targa per ricordare l’esistenza in quel palazzo nel ’44 della Pensione Oltremare della banda Koch

Può un condominio impedire a una città di ricordare? Può un condominio a maggioranza decidere che la targa sulla Pensione Oltremare della Banda Koch non deve essere oggetto di una targa? Una targa in cui ricordare le decine e decine di persone lì torturate e a volte uccise durante i mesi dell’occupazione tedesca a Roma (sono 44 gli omicidi imputati a Koch).
Via Principe Amedeo 2. Roma. All’ultimo piano c’è oggi la redazione di Radio Radicale. Più sotto alcuni alberghetti tipici dell’area Termini. Fuori ristoranti per passeggeri, più un banco di un venditore bengalese. Possibile che questo luogo debba essere tenuto al di fuori della storia e dei crimini commessi in anni molto vicini a noi?
Il Comune ha comunque un modo per intervenire: mettere sulla pubblica strada un cippo, un’insegna, insomma qualcosa. Questo il Comune lo può fare, se vuole farlo.
Qui di seguito il post pubblicato dalla sezione Anpi Esquilino “don Pappagallo”:

martedì 27 marzo 2012

Storie - Alfred, il partigiano che inventò il gelato Algida

di Mario Avagliano 

Un’altra storia dimenticata, quella di Alfred Wiesner, il partigiano che inventò il sistema di produzione industriale del gelato Algida, recuperata da Gianfranco Moscati, instancabile cercatore di memorie degli ebrei italiani, e ricostruita attraverso circa dieci documenti originali della sua collezione, che dal 2007 è stata depositata presso l’Imperial War Museum di Londra.
Alfred, cittadino jugoslavo (nato a Zagabria il 25 dicembre del 1908), di professione ingegnere, nel 1942 si rifugiò in Italia con la moglie Edith Artman, in fuga dall’Austria occupata dai nazisti, e dopo molte peripezie venne rinchiuso nel campo di internamento di Ferramonti di Tarsia, in provincia di Cosenza, in Calabria. Di qui scrisse un telegramma alla moglie: «Qui bellissimo sicuro venirai qua saremo riuniti». Edith rispose da una cella del “Coroneo” a Trieste: «ancora carcere spero presto riuniti».

venerdì 23 marzo 2012

Mario Fiorentini, Via Rasella: "Non fu attentato ma atto di guerra"

di Mario Avagliano

"Via Rasella fu un atto di guerra. Per favore non chiamatelo attentato. Noi eravamo combattenti per la libertà". A 68 anni da quel 23 marzo 1944, parla Mario Fiorentini, il "regista" dell'azione partigiana che uccise trentatre SS polizei del Battaglione Bozen nel cuore di Roma (nei giorni seguenti il bilancio finale salì a 44, compresi due civili italiani). Se Rosario Bentivegna (nome di battaglia Paolo), travestito da spazzino, accese la miccia dell'ordigno nascosto in un carretto dell'immondizia, fu Mario Fiorentini (nome di battaglia Giovanni), intellettuale comunista dai capelli arruffati, figlio dell'ebreo Pacifico, amico di Luchino Visconti, Vittorio Gassman, Lea Padovani, Vasco Pratolini e dei pittori di via Margutta, a ideare l'attacco al Battaglione e a progettarlo in ogni minimo dettaglio, anche se avrebbe voluto realizzarlo in un luogo diverso.

Le "Voci dal lager" e la nostra amnesia collettiva

di Annamaria Barbato Ricci

Il volume di Avagliano e Palmieri, edito da Einaudi, un affresco corale di dolente intensità
Leggere questo libro, assisterne alle presentazioni (ne ho partecipato a due, entrambe molto toccanti) e poi ritornare nel contraddittorio quotidiano, con i suoi drammi sul nulla, produce una consapevolezza: “Quanto siamo fortunati!”.Un vergognoso sollievo, perché siamo esseri umani, dunque contrassegnati dalla cifra dell’egoismo, di un piccolo mondo impregnato di presente. Ed invece “Voci dal lager – Diari e lettere di deportati politici 1943 – 1945” di Mario Avagliano e Marco Palmieri (Einaudi) ci induce a fare i conti con noi stessi, con la nostra “fortuna” di essere nati dopo la grande follia bellica, da genitori e nonni che l’avevano vissuta, vi erano sopravvissuti – qualcuno persino tornando dal lager – ma avevano adottato, come per un corale, sotterraneo accordo, un atteggiamento di amnesia collettiva, una scelta di “negazione del ricordo”.

All’asta il sangue degli anni di piombo

di Annamaria Barbato Ricci

Il prossimo 29 marzo da Bolaffi sarà possibile fare un’offerta per acquistare 17 volantini delle Brigate Rosse (1974 - 1978)
 
Sono trascorsi troppi pochi anni dacché l’Italia ha fatto la pace con se stessa, uscendo dal tunnel del terrorismo. Un fantasma che non abbiamo ancora completamente fugato. Per cui, suscita disagio quel lotto n. 243 del catalogo dell’Asta della Bolaffi, in programma il prossimo 29 marzo, che mette all’incanto un ensemble di 17 volantini delle Brigate Rosse – in un periodo che va dal 27 marzo ’74 al 1978 - persino ad un prezzo-base “modico”: l’intero stock a 1.500 euro.

Ferdinando Agnini, martire delle Fosse Ardeatine. La sua storia per non dimenticare


di Maria Corbi
Studente di medicina, venne fucilato quando non aveva ancora 20 anni
Le fosse Ardeatine  portano incise le storie di uomini che hanno deciso di combattere dalla parte, ed è importante ripeterlo in anni in cui si cerca di mescolare tutto,  di comprendere chi fece la scelta opposta. Di dire che tanto erano tutti.  Il sangue di quei giovani rischia di sbiadirsi al sole accecante del revisionismo. Ed è importante ricordare i nomi e i cognomi, le storie e le scelte di chi si è opposto al fascismo, Di chi è stato trucidato alle fosse Ardeatine. E tra loro Ferdinando Agnini, studente di medicina, fucilato quando non aveva ancora 20 anni.

Una storia di cuore, ideali e coraggio che deve essere ricordata. Tanti ragazzi come lui ci hanno regalato un paese libero. Dopo l’8 settembre 1943 Agnini organizza insieme a compagni del quartiere Montesacro, zona a nord est di Roma, e del liceo Orazio,(l’unico liceo romano di periferia) il gruppo dell’Arsi (Associazione Rivoluzionaria Studentesca Italiana).  I ragazzi hanno tra i 14 e i 20 anni, hanno sogni e passioni comuni, giocano a pallone, si ritrovano al bar Bonelli di piazza Sempione o nuotano alla spiaggetta su fiume Aniene vicina al Ponte Vecchio. Un amicizia forte, un gruppo che condivide ideali, la voglia di lottare contro l’occupazione tedesca e quello che rimane del fascismo. Non hanno paura di rischiare la vita per quello che ritengono giusto e spesso sono più coraggiosi dei vecchi combattenti partigiani. Ferdinando Agnini è un leader naturale, un amico speciale, con un sorriso che disarma, alto e dinoccolato. Sempre in giro a trovare proseliti, a tenere le fila tra le persone, diffondere materiale di propaganda. A scrivere il suo foglio clandestino.

giovedì 22 marzo 2012

Intrighi, spie e delazioni nella Roma di Dollmann

Così venne tradito Giuseppe di Montezemolo
Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo (1901-1944), che guidò la Resistenza monarchica a Roma sotto l’occupazione nazista. Catturato dai tedeschi, fu ucciso il 24 marzo 1944 alle Fosse Ardeatine. Mario Avagliano gli ha dedicato il saggio «Il partigiano Montezemolo» (Dalai, pp. 416, € 22) in libreria dal 10 aprile
L'articolo di Paolo Mieli
Eugen Dollmann era nipote del medico di fiducia dell'imperatrice austriaca Sissi e un giorno, il 10 luglio del 1914, alla vigilia della Prima guerra mondiale, suo padre gli fece conoscere l'imperatore d'Austria Francesco Giuseppe. All'epoca Dollmann aveva 14 anni e per il resto della sua vita restò impressionato dal tratto, dall'eleganza, dallo stile di quel «grande» che aveva avuto l'occasione di incontrare. Studiò poi all'università Ludovico Massimiliano di Monaco, dove si laureò con lo storico Hermann Oncken che gli cambiò il destino procurandogli una borsa di studio in Italia per scrivere una tesi sul cardinale Alessandro Farnese. Alessandro Farnese che, avrebbe scritto Dollmann, «fu così fortunato da non avere in me il suo biografo: nel 1945 i servizi segreti alleati a Roma trovarono una cesta piena di documenti, appunti, fogli d'archivio, riproduzioni e altro ancora sul suo conto; credettero probabilmente che si trattasse di un agente di collegamento con il Vaticano e portarono via tutto il materiale». Perché tanta attenzione da parte dei servizi segreti alleati? Dollmann era diventato il rappresentante in Italia di Heinrich Himmler, con il quale aveva un rapporto personale e diretto, nonché buon amico del potente capo della polizia fascista Arturo Bocchini, e in quanto tale il nazista più importante e misterioso a Roma sotto l'occupazione tedesca. 

mercoledì 21 marzo 2012

Gattegna: "La strage di Tolosa non è un gesto isolato. L'antisemitismo è il seme malato dell'Europa"

di Mario Avagliano

“L’antisemitismo è un virus che è duro a morire, anche in Italia. La strage di Tolosa deve farci riflettere”. L’avvocato Renzo Gattegna, presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane, al termine di una giornata di sdegno, sbigottimento e dolore, non nasconde la sua preoccupazione.
Presidente Gattegna, qual è stata la sua prima reazione alle notizie provenienti da Tolosa?
Di orrore e sgomento. Una strage così non avveniva da molti anni in Europa. Purtroppo non è un caso isolato. Qualche giorno fa è stato scoperto a Milano un signore che stava pianificando un attentato alla sinagoga di via Guastalla. In entrambi i casi le indagini dovranno stabilire se si tratta di iniziative individuali o di organizzazioni terroristiche internazionali. Ovviamente non è un dettaglio trascurabile. A me che sono un ebreo romano, è tornato alla memoria l'attentato alla sinagoga di Roma del 1982, che ebbe ugualmente come obiettivo i bambini.

mercoledì 14 marzo 2012

Storie - Le ragazze che salvarono la Svizzera

di Mario Avagliano

A proposito di Giusti e della proposta di Gabriele Nissim e di altri intellettuali di istituire una giornata europea per ricordare il loro coraggio (il 6 marzo?), c’è una storia poco conosciuta che arriva dalla vicina Svizzera. Può il gesto di un gruppo di ragazzi cambiare il mondo? Nell’estate del 1942 questo fu possibile. Almeno in parte.
Il 7 settembre di quell’anno, 22 allieve quattordicenni (su 32) della II C della cittadina di Rorschach, nel canton San Gallo, vicina al confine con Germania e Austria, sulle rive del lago di Costanza, scrissero una lettera al governo svizzero: “Egregi Signori Consiglieri Federali, Non possiamo fare a meno di dirvi che noi alunne siamo profondamente indignate che i profughi vengano ricacciati così spietatamente verso una sorte tragica (...) Se continueremo così, possiamo essere certi che il castigo ricadrà su di noi. E’ possibile che voi abbiate ricevuto l’ordine di non accogliere ebrei, ma questa non è certamente la volontà di Dio, e noi dobbiamo ubbidire più a Lui che agli uomini...”.

mercoledì 7 marzo 2012

Storie - Memoria e lapidi a Ferramonti di Tarsia

di Mario Avagliano

La Memoria non è fatta solo di libri e di convegni, spesso retorici o pomposi. Ma si coltiva anche con la cura delle lapidi e con atti simbolici. Ne è un esempio il professor Mario Rende dell’Università di Perugia, autore di un apprezzato saggio, uscito tre anni fa per Mursia, sul campo di concentramento fascista di Ferramonti di Tarsia, città di origine della sua famiglia.
Sulle tracce di un appunto del 2 giugno 1944 del diario di Fra Callisto Lopinot, un monaco cappuccino presente a Ferramonti, il professor Rende è andato alla ricerca delle tombe degli ebrei di varie nazionalità (polacchi, tedeschi, austriaci, cechi, slovacchi, ungheresi, etc) che morirono a Ferramonti nel periodo 1940-1945.Rende ricorda che, in base ad atti documentali, nel cimitero di Tarsia sono stati sepolti  16 ebrei provenienti da Ferramonti.

Mostra dell'Anpi a Roma dal 10 marzo sui Criminali di guerra italiani

Sabato 10 marzo alle ore 15.30 presso il Museo della via Ostiense di Porta San Paolo a Roma verrà inaugurata la mostra promossa dall'Anpi di Roma e Lazio e curata da Davide Conti dal titolo “Criminali di guerra italiani. Fatti, personaggi, documenti”. 
Alla inaugurazione della mostra parteciperanno ed interverranno il Presidente dell'Anpi di Roma e Lazio  Francesco Vito Polcaro, il Procuratore militare di Roma Antonino Intelisano ed il curatore della mostra Davide Conti.

Filo Spinato: le storie individuali di Lucchini e di Trinchieri danno il senso del dramma collettivo degli IMI in modo più vivido e diretto dello storico

di Elena Aga-Rossi

Sono molto lieta di presentare la nuova collana storica “Filo Spinato” delle edizioni Marlin, dedicata alle memorie di guerra e di prigionia, che si inaugura con la pubblicazioni di due libri di memorie  di ex internati militari IMI, "Ho scelto il lager" e “Gli zoccoli di Steinbruck”. Due dei 650.000 che furono presi prigionieri nei Balcani, Aldo Lucchini e Pompilio Trinchieri. Entrambi si trovavano in Grecia al momento dell'armistizio, anche se in posti diversi ed entrambi furono deportati nei lager tedeschi
Prima di parlare di questi due libri,  vorrei fare un breve quadro delle vicende che portarono 430.000 uomini a condividere la terribile odissea della prigionia.

martedì 6 marzo 2012

Roma. La Repubblica degli stranieri

di Mario Avagliano

Roma, 3 luglio 1849. Ultime ore della Repubblica. Mentre il triumviro Giuseppe Mazzini verga un ultimo commosso proclama ai romani, l’esercito francese del generale Oudinot avanza lentamente da piazza del Popolo lungo via del Corso, in un silenzio tombale. “L’entrata dei francesi somigliò piuttosto a un corteo funebre che a un trionfo. Essi non riuscirono a trovare una persona che gli indicasse le caserme che gli erano state assegnate. I quattro primi individui che si rassegnarono a servirgli da guida caddero sotto i colpi dei pugnali dei loro compatrioti. Queste scene provano il patriottismo esaltato dei Romani. Un simile popolo è degno che si versi il sangue per lui”.
La cronaca dal vivo è dell’anziano colonnello Fijalkowski, che guida i duecento soldati della legione polacca, accorsi in difesa dell’esercito di straccioni in blusa rossa guidato da Giuseppe Garibaldi, sventolando fieramente la bandiera polacca e la sciarpa tricolore italiana. L’epopea della Repubblica romana, proclamata il 9 febbraio 1849 e durata neppure cinque mesi, è stata scritta anche da quel pugno di polacchi senza più patria, e da centinaia di francesi, belgi, bulgari, tedeschi, spagnoli, olandesi, ungheresi, americani, svizzeri, inglesi, perfino un finlandese, innamorati degli ideali di libertà, uguaglianza, fraternità della rivoluzione francese. Una brigata internazionale di volontari che, circa un secolo prima della guerra di Spagna, si mobilitò da ogni angolo d’Europa per contribuire alla disperata resistenza di Roma.

venerdì 2 marzo 2012

FILO SPINATO. "I primi due volumi della collana contributo importante a conoscenza condizioni degli IMI nei Lager"


di  Anna Maria Casavola

I due libri che si presentano stasera - "Ho scelto il lager" e “Gli zoccoli di Steinbruck”  - nell'ambito della collana storica "Filo Spinato" della Marlin, sono a mio avviso un contributo importante alla conoscenza delle condizioni reali di vita  o meglio di sopravvivenza degli internati italiani nei Lager nazisti, in particolare per quanto riguarda i militari di truppa, quelli che in molti casi diventarono, come giustamente titola il libro di Ricciotti Lazzaro, "gli schiavi di Hitler". 

giovedì 1 marzo 2012

«Parole dal lager dei prigionieri politici». La recensione de Il Mattino di “Voci del lager”

di Titti Marrone
«Oggi compirò 23 anni e mi trovo in galera. Tutto ho dimenticato ma il mio amore mai, ho dimenticato la spia, ma la sposa mai». Difficile trovare una dichiarazione più efficace di questa che suoni insieme di amore e di sconforto, ma capace di trarre forza dagli affetti familiari. A vergarla, con mano resa incerta dalla precarietà e dal rischio connessi alla scrittura in carcere, è Gioacchino Giordano, nato a Cava de’ Tirreni, incarcerato al Marassi di Genova dopo essersi rifiutato di aderire alla Repubblica di Salò, deportato a Dachau e morto lì nel 1945, un anno dopo aver scritto alla sua amata Maria quella lettera. Gioacchino Giordano è una delle centinaia di figure che escono dall’ombra, che diventano coro e fanno risuonare piccole storie dimenticate nel libro di Mario Avagliano e Marco Palmieri Voci dal lager - Diari e lettere di deportati politici 1943-1945 (Einaudi, pagg. 414, euro 14).