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martedì 17 marzo 2015

Storie - Il Giusto siciliano

di Mario Avagliano
 
Domani a Favara, in provincia di Agrigento, verrà ricordato Calogero Marrone, il deportato politico siciliano morto nel Lager di Dachau e dichiarato nel 2013 "Giusto tra le Nazioni". Il programma prevede alle ore 9, in Piazza della Pace, l’inaugurazione del Giardino della Memoria, con la piantumazione di un albero della vita e la scopertura di un’epigrafe, e alle ore 10, al castello Chiaramonte, un convegno sulla figura di Marrone, con la partecipazione tra gli altri del presidente dell'Istituto Siciliano di studi ebraici Maria Antonietta Ancona, della studiosa Lucia Vincenti, del presidente e del segretario dell'Anpi di Palermo Ottavio Terranova e Angelo Ficarra e di Daniela Marrone, una delle nipoti del Giusto.

mercoledì 19 dicembre 2012

Storie – Il «marrano» che finì ad Auschwitz

di Mario Avagliano
 
Nella prima edizione del 1905 del suo celeberrimo «Dizionario moderno» Alfredo Panzini definitiva «marrano» l’ebreo convertito al cristianesimo, «poco fidato perché in segreto fedele al giudaismo». Un termine usato in senso dispregiativo e che era rivelatore di una certa dose di antisemitismo già presente nella cultura e nella società italiana del primo Novecento.
L’utilizzo in senso dispregiativo fu accentuato alla fine degli anni Trenta, quando diversi ebrei italiani o residenti in Italia, prima e dopo l’approvazione delle leggi razziste di marca fascista, si battezzarono, oppure ancora minorenni furono battezzati dalle famiglie, non certo per solide convinzioni religiose ma nel solo intento di sfuggire alle persecuzioni. Un’illusione, perché l’antisemitismo aveva radici biologiche più che fideistiche o spirituali. E tanti ebrei convertiti finirono ugualmente ad Auschwitz.
Una di queste storie, come scrive Luigi Accattoli nel suo blog, è raccontata da Bruno Bartoloni, vaticanista di lungo corso per il Corriere della Sera, nel libro «Le orecchie del Vaticano» (Mauro Pagliai editore, pp. 252). Figlio di un giornalista italo-argentino (anche lui corrispondente dalla Santa Sede) e di un’ebrea tedesca, Bartoloni narra che il «nonno Fritz divenne un “marrano” insieme a mia nonna Hilde nella speranza di salvarsi. Avevano seguito l’esempio di mia madre Marianne che per potersi sposare con mio padre si era fatta battezzare dal cardinale Eugenio Pacelli (…). Si fecero battezzare ma so per certezza che fu per necessità. Fui battezzato anch’io per la stessa necessità e non certo per mia scelta.

lunedì 10 dicembre 2012

Quando i razzisti salirono in cattedra.... in Germania e in Italia

di Mario Avagliano

Erano belli, brillanti, intelligenti e colti. Furono responsabili della morte di milioni di ebrei. Il nazismo in Germania non fu solo un movimento guidato da folli in preda a deliri di onnipotenza. Hitler si avvalse di una poderosa macchina burocratica e di propaganda che, per funzionare, aveva bisogno di uomini preparati. Giuristi, dottorandi in economia o in storia, giovani laureati costituirono un’élite di intellettuali che svolse un ruolo fondamentale sia dal punto di vista teorico e organizzativo, sia come apparato di esercizio quotidiano del potere.
Ma che cosa spinse questi uomini a mettersi al servizio del nazismo? Un poderoso saggio di uno storico francese, Christian Ingrao, intitolato «Credere, distruggere. Gli intellettuali delle SS» (Einaudi, pp. 405, euro 34), cerca di dare una risposta a questo interrogativo, seguendo i percorsi biografici e culturali di ottanta di loro.

martedì 4 dicembre 2012

Storie – L’estate del 1938 e il mondo in frantumi

di Mario Avagliano

“Quell’estate del 1938 è stata anche l’ultimo periodo passato insieme a divertirsi, senza preoccupazioni e con il solo pensiero di quanto la vita abituale poneva loro davanti: la scuola, le amicizie, le prime simpatie amorose. Proprio per questo se la ricordano così bene. Da quel momento in poi, cambierà tutto: il mondo che conoscevano e su cui avevano costruito i loro progetti di futuro si frantumò, d’improvviso”. È un brano del bel libro Ci sarebbe bastato di Silvia Cuttin (Epika Edizioni, pp. 335), che sarà presentato a Torino il 6 dicembre alle ore 18, presso il Centro Sociale della Comunità Ebraica.

mercoledì 30 maggio 2012

Storie – Addio a Sabatino Finzi, testimone della Shoah

di Mario Avagliano


La Memoria della Shoah italiana ha perso un altro testimone. Ormai restano in vita solo due dei diciassette ebrei romani tornati dall’inferno dei Lager del Reich dopo la retata del 16 ottobre 1943, a seguito della quale 1023 di loro (compresi anziani, ammalati e bambini) erano stati deportati ad Auschwitz.
La sera del 24 maggio scorso è scomparso, all’età di 85 anni, Sabatino Finzi, l’unico minorenne tra i sopravvissuti. Prima di lui erano deceduti nel 2008  Leone Sabatello e nel 2000 Settimia Spizzichino, l’unica donna del gruppo dei superstiti, autrice del toccante libro di memoria “Gli anni rubati”, pubblicato meritoriamente dal Comune di Cava de’ Tirreni.
I reduci ancora viventi sono Mario Camerino, che vive a Montreal, e Lello Di Segni, che abita a Roma e spesso è invitato dalle scuole capitoline per raccontare la sua esperienza nei Lager.
Sabatino, nato a Roma l’8 gennaio 1927, quel tragico sabato di ottobre del 1943 aveva appena sedici anni. Fu catturato dai tedeschi assieme ai genitori Giuseppe e Zaira e alla sorellina Amelia. All’arrivo ad Auschwitz, la madre e la sorella furono selezionate e inviate alle camere a gas. Lui e il padre (numeri di matricola 158556 e 158557), con la tuta a strisce da deportati e la stella gialla, furono destinati ai lavori forzati a Jawisowice, dove lavorarono nelle cave di lavagna, soffrendo la fame e gli stenti.