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martedì 24 marzo 2015

Adriana Montezemolo: mio padre eroe dimenticato della Resistenza

di Dino Messina

“L’ultima volta che vidi mio padre era il Capodanno del 1944. I baroni Scammacca del Murgo, coraggiosi amici, correndo gravi rischi, ci avevano ospitati al nostro rientro a Roma e avevano organizzato quell’attesaa riunione familiare”.
Adriana Cordero Lanza di Montezemolo, ultimogenita del colonnello Giuseppe Montezemolo, il capo del Fronte militare clandestino, ricorda con tratti veloci e precisi la figura del padre, medaglia d’oro, eroe della Resistenza, massacrato alle Fosse Ardeatine nel pomeriggio del 24 marzo 1944, assieme agli altri 334 prigionieri politici, ebrei, detenuti comuni che erano stati prelevati dalla prigione nazista di via Tasso e da Regina.
Nella casa che da molti anni condivide con Benedetto Della Chiesa, nipote di Papa Benedetto XV, in una tenuta agricola che corre proprio lungo la via Ardeatina, Adriana di Montezemolo custodisce memorie importanti, avendo ereditato dalla madre Juccia (Amalia), scomparsa nel 1983, la missione di ricordare quel padre importante, figura centrale della Resistenza, che tuttavia per oltre mezzo secolo è stato tenuto fuori dalla storiografia ufficiale. “Abbiamo avuto infinite manifestazioni di affetto private e ufficiali, culminate in una medaglia d’oro, ma è vero per molto tempo del ruolo di mio padre s’è parlato molto poco. Forse perché noi siamo una famiglia di militari, abituati ai fatti. Certo, mi fece grande piacere leggere nel 2003, sul ‘Corriere della sera’, un articolo di Paolo Mieli in cui diceva che era il momento di far entrare il colonnello Montezemolo nei libri di storia. Meno di dieci anni dopo è arrivata la biografia di Mario Avagliano, ‘Il partigiano Montezemolo’ (Dalai editore) che colmava una lacuna”.

martedì 7 ottobre 2014

Storie – Colorni e il sogno europeo

di Mario Avagliano

Tra le figure meno conosciute della Resistenza e dell’antifascismo italiano c’è quella di Eugenio Colorni, filosofo brillantissimo, confinato politico, partigiano, uno dei tre coautori del Manifesto di Ventotene precursore dell’Unione Europea (gli altri due erano Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi). A fare luce su di lui è un’accurata biografia di Antonio Tedesco, “Il partigiano Colorni e il grande sogno europeo” (Editori Riuniti, pp. 205), patrocinata dalla Biblioteca della Fondazione Nenni, con prefazione di Giorgio Benvenuto, che sarà presentata venerdì 10 ottobre al Circolo "Giustizia e Libertà" di Roma (via Andrea Doria 79).
Eugenio Colorni, appartenente a una famiglia della medio borghesia ebraica milanese, secondogenito di Alberto Colorni e Clara Pontecorvo, è antifascista precoce, già a sedici anni, dopo l’omicidio Matteotti, e prosegue il suo percorso politico all’università, militando nei gruppo Goliardici per la libertà e poi aderendo a GL e al Psi. 

mercoledì 4 giugno 2014

Il 4 giugno 1944 e i motivi della mancata insurrezione di Roma

'Il Vaticano trattava, la città non si ribellò ai tedeschi'

di Mario Avagliano
 
La notte del 3 giugno 1944, alle 23.15, Radio Londra trasmise la parola in codice "elefante". Era il segnale convenuto per la liberazione della capitale. All’alba del 4 giugno - un’azzurra domenica di tarda primavera - le avanguardie americane entrarono a Roma per la via Appia Nuova e per la via Casilina, mentre i tedeschi lasciarono Ponte Milvio e la periferia settentrionale della città, quasi senza scontri con i partigiani. Tra i pochi a combattere, in quelle ore, fu Ugo Forno, dodicenne studente della scuola media “Settembrini”, che assieme ad altri partigiani impedì ai nazisti di far saltare in aria il ponte ferroviario dell’Aniene e venne colpito a morte. Il 23 aprile scorso il Quirinale gli ha assegnato la medaglia d’oro al merito civile.
Come mai la popolazione di Roma non insorse per cacciare i nazisti e i fascisti?
Oggi la tesi prevalente tra gli storici insiste sull’intervento del Vaticano. “Fu concordata un’uscita pacifica delle truppe tedesche da Roma, con l’importante mediazione del Vaticano e il consenso delle componenti moderate della Resistenza”, sostiene Davide Conti della Fondazione Basso. “Le sinistre – continua Conti - avrebbero voluto un’insurrezione prima dell’arrivo degli Alleati, ma non ne ebbero la forza. A differenza del Nord, infatti, non c’erano le bande partigiane che scendevano ‘dalle montagne’ o invadevano la Pianura Padana, come avvenne a Milano, Torino e Bologna”.

martedì 13 maggio 2014

Storie – Il Visconti ritrovato sulla Resistenza e le Fosse Ardeatine

di Mario Avagliano

In questi giorni si è molto parlato del documentario di Luchino Visconti e di Marcello Pagliero intitolato “Giorni di gloria”, che racconta alcuni momenti della Resistenza Italiana e della guerra di liberazione e, tra l’altro, anche il dramma delle Fosse Ardeatine. Una pellicola che era già conosciuta ma di cui da tempo si cercava la versione integrale che, come ha scritto per primo il quotidiano la Repubblica, è stata scovata e acquistata per pochi dollari negli Stati Uniti da Luciano Martini, 87 anni, endocrinologo, già docente dell’Università di Milano, appassionato di musica, cinema e storia.
Si tratta di un’opera cinematografica in realtà collettiva, coordinata da Giuseppe De Santis e montata da Mario Serandrei (che ne fu anche l´ideatore), prodotta da Fulvio Ricci per conto della Titanus e dell´Associazione Nazionale Partigiani d´Italia, che si avvalse di immagini girate dai partigiani e dagli Alleati, oltre che da Visconti e Pagliero.
Il documentario è stato presentato l’8 maggio a Palazzo Corsini, attuale sede dell'Accademia dei Lincei. Un luogo simbolico, in quanto proprio in quelle sale nel 1944 si svolse il processo contro l'ex questore di Roma Pietro Caruso, che venne ripreso da Visconti su incarico dell'esercito anglo-americano, così come la fucilazione che ne seguì dello stesso Caruso, del delegato Scarpato e di Pietro Koch. Quest'ultimo era stato anche il carceriere dello stesso Visconti, che militava nella Resistenza e, arrestato, venne rinchiuso per un breve periodo nella Pensione Jaccarino.

martedì 25 marzo 2014

Storie - Un amore alle Ardeatine

di Mario Avagliano

L’amore vince anche l’orrore. È la straordinaria storia di Franca Limentani e Marco Pavoncello, conosciutisi un giorno di primavera del 1949 al mausoleo delle Fosse Ardeatine, raccontata ieri con sensibilità e commozione da Flavia Amabile sul quotidiano “La Stampa”.
La diciottenne Franca era lì per piangere il padre David, tenente espulso dall’esercito dopo le infami leggi razziste, sfuggito alla retata del 16 ottobre ma catturato per strada a seguito di una spiata il 16 marzo del 1944, condotto a Regina Coeli e “selezionato” per la strage nelle cave di pozzolana sulla via Ardeatina. Il ventiseienne Pavoncello era lì per consolare i tanti amici che avevano perduto parenti in quella terribile rappresaglia.

mercoledì 6 novembre 2013

Via Tasso: la storia non deve chiudere. Il museo della Liberazione di Roma in via Tasso è a rischio chiusura

di Stefania Miccolis

Il museo storico della Liberazione in via Tasso a Roma é in serie difficoltà economiche «Se non riusciamo ad approvare il bilancio preventivo del 2013 - dice il presidente Antonio Parisella - il museo verrà commissariato». Nella legge istitutiva che risale al 1957, è scritto che il Museo deve rappresentare la lotta di liberazione a Roma dall'8 settembre 1943 al 4 giugno 1944, «ma si occupa di totalitarismi, di lotte di Resistenza, di antifascismo; nella nostra biblioteca, nell'archivio, nella mediateca c'è materiale a tutto campo su tali argomenti, e comprende anche documentazione di paesi esteri: vi sono diari della campagna in Russia, fotografie sul fronte greco. Ha il compito di fornire, raccogliere e conservare materiale su tutta l'esperienza di antifascismo».
Numeroso è il pubblico che ogni anno lo visita, dalle 13mila alle 15mila persone, e sempre più crescente è quello straniero. Le scuole vengono in visita con le loro classi gratuitamente. Gli studenti universitari fanno ricerche per le loro tesi e studiosi italiani e stranieri usufruiscono della biblioteca e degli archivi. Per citare solo due casi: Mario Avagliano ne ha tratto il libro Il partigiano Montezemolo (Dalai editore, 2012) e Robert Katz vi scrisse Roma città aperta: Settembre 1943 - Giugno 1944 (II Saggiatore) presentato in anteprima al Museo in segno di gratitudine.

venerdì 13 settembre 2013

Una vittoria amara. La corrispondenza di due coniugi resistenti dell'Italia del 1943-1945

di Mario Avagliano

Fu davvero amara la vittoria della guerra di Liberazione? Di certo non fu tutta rose e fiori, chewing-gum e caramelle, tricolori e bandiere a stelle e strisce. Ce lo raccontano due italiani resistenti di allora, protagonisti del libro Una vittoria amara (Marlin Editore, pp. 528, euro 18): il generale di brigata Giulio Cesare Tamassia, reduce della Grande Guerra, monarchico, anticomunista di ferro, tra i dirigenti del Fronte militare clandestino romano guidato da Giuseppe Montezemolo, e la moglie Bianca Mazzarotto, originaria di Rovigo, scrittrice d’impronta dannunziana ma più liberal del marito, collaboratrice del movimento partigiano in Veneto. Due esponenti di quella Resistenza militare o moderata (spesso l’uno e l’altra) per troppo tempo cancellata dai libri di storia e avvolta dal silenzio e dall’oblio.

mercoledì 31 luglio 2013

Le falsità della trasmissione di Baudo su via Rasella: la rettifica del Tg3

Ieri sera, martedì 30 luglio, nel corso del Tg3 delle 19 (edizione nazionale) è stato letto il comunicato di rettifica delle falsità sui fatti di via Rasella pronunciate durante la puntata dell'8 luglio de "Il viaggio". Il direttore Bianca Berlinguer ha letto la seguente precisazione: "Nella puntata di lunedì 8 luglio de “Il viaggio”, su RAI 3, condotto da Pippo Baudo, sono state fatte delle affermazioni imprecise e non corrispondenti a verità sull'eccidio delle Fosse Ardeatine e sui fatti di Via Rasella. Non fu offerta, infatti, alcuna possibilità ai partigiani dei Gap (gruppi di azione patriottica e non di azione proletaria come si è detto nella trasmissione) di offrirsi per salvare le vittime destinate alla fucilazione nelle Fosse Ardeatine: il Comando tedesco rese pubblica la notizia dell’eccidio solo dopo il suo compimento come riconosciuto dallo stesso maresciallo Kesserling nel corso di un processo. Ben due sentenze, poi, della Corte di Cassazione hanno qualificato l’azione diVia Rasella come “legittimo atto di guerra”. Il ricordo dei martiri delle Fosse Ardeatine, cui va sempre il nostro commosso pensiero, deve essere sempre improntato alla verità storica e mai strumentalizzato. La direzione RAI 3 prende doverosamente atto del comunicato dell’ANPI nazionale, rammaricandosi di quanto accaduto".

martedì 23 luglio 2013

Storie – I 100 anni di Priebke e le falsità su via Rasella

di Mario Avagliano

Erich Priebke
C’è un filo nero che lega gli annunciati imminenti festeggiamenti per i 100 anni di Erich Priebke, uno dei boia delle Fosse Ardeatine, e le polemiche su via Rasella sollevate da Pippo Baudo in una trasmissione Rai di prima serata.
Da un lato il criminale di guerra nazista, al quale Herbert Kappler assegnò il compito di controllare le liste dei condannati a morte dell’eccidio delle Ardeatine (che alla fine furono 335, cinque in più del già assurdo rapporto di 1/10 ordinato a Berlino), che non si è mai pentito di quello che ha fatto e ora gode in Italia di un regime di semilibertà, passeggia impunemente per le vie di Roma e viene considerato un’icona dai suoi fan, che lo chiamano Il Capitano.
Dall’altro la tv pubblica, che sposa, senza alcun contraddittorio, le tesi di “atto terroristico” riguardo all’azione di via Rasella, dando voce al falso storico della richiesta di consegnarsi che sarebbe stata  rivolta ai partigiani gappisti autori dell’azione.

martedì 4 giugno 2013

Storie – Il 4 giugno del 1944 e la liberazione di Roma

di Mario Avagliano

Anniversari da ricordare. Il 4 giugno del 1944 Roma viene liberata dagli Alleati. “Si grida nella strada e si applaude al loro passaggio: Roma è libera e i tedeschi se ne sono andati”, è l’esplosione di gioia di Mario Tagliacozzo nel suo diario (Metà della vita, Baldini e Castoldi). “Non so più scrivere, non so più dire le mie impressioni: 9 mesi di lotte, di prigionia, di incubi, ed ora in un minuto tutto è finito. Roma è libera… anche noi siamo liberi… (…) La città echeggia di grida. Siamo tutti eccitati, siamo dei ragazzi scatenati e ci abbandoniamo alla nostra gioia, alla nostra emozione. Ho le lacrime in pelle; vorrei correre, vorrei uscire, vorrei parlare con tutti, vorrei poter gridare a tutti la mia gioia piena, sconfinata”.

venerdì 29 marzo 2013

Fosse Ardeatine. Vite perdute e ritrovate

di Mario Avagliano

Roma 24 marzo 1944, quarto giorno di primavera. In una cava di pozzolana sulla via Ardeatina, i tedeschi uccidono 335 uomini con un colpo di pistola alla nuca. Sono prigionieri politici e partigiani di tutte le forze antifasciste, ebrei, detenuti comuni e ignari cittadini estranei alla Resistenza, sacrificati in proporzione di dieci a uno (ma nella fretta e nella confusione ne vengono uccisi cinque in più), in rappresaglia per l’attacco partigiano del giorno prima in via Rasella, costato la vita a 33 militari della compagnia dell’SS Polizei Regiment Bozen. È il più grande massacro compiuto dai nazisti in un’area metropolitana d’Europa e segnerà profondamente la storia e la memoria italiana del dopoguerra.
Nella ricorrenza del 50° anniversario della scomparsa di Attilio Ascarelli, il medico legale ebreo che dall’estate all’autunno del 1944 diresse le attività di esumazione e di identificazione delle salme della strage delle Fosse Ardeatine, esce un libro intitolato I Martiri Ardeatini. Carte inedite 1944-1945 (AM&D Edizioni, pp. 331, euro 30). Il volume, curato da Martino Contu, Mariano Cingolani e Cecilia Tasca, propone per la prima volta le schede biografiche delle vittime che furono redatte all’epoca dalla commissione, accompagnate da un interessante saggio sui più recenti sviluppi storiografici relativi all’eccidio, una preziosa bibliografia sull’argomento, un profilo del professor Ascarelli, e l’inventario del Fondo a lui intestato e  conservato presso l’Istituto di Medicina Legale dell’Università di Macerata.

martedì 19 marzo 2013

Storie - Medaglia d’oro a Ughetto, martire della Resistenza

Il ragazzo del ponte avrà la medaglia d’oro al merito civile. A distanza di quasi settant’anni dagli eventi, lo Stato italiano si è finalmente ricordato di Ugo Forno, detto Ughetto, l’ultimo martire della Resistenza romana, il dodicenne gracile ma vivacissimo, con i capelli scuri e gli occhi azzurri, che morì il 5 giugno 1944, nelle ore della liberazione di Roma, per difendere il ponte ferroviario sull’Aniene dagli ordigni germanici (dove ora sfrecciano i treni dell'Alta velocità), mettendo in fuga assieme ad altri ragazzi e ad alcuni contadini i sabotatori della Wehrmacht. Nello scontro a fuoco con i tedeschi, lo studente fu colpito a morte. La breve vita dell’ultimo resistente romano è stata raccontata l’anno scorso da Felice Cipriani nel saggio “Il Ragazzo del Ponte. Ugo Forno eroe dodicenne. Roma 5 Giugno 1944” (edizioni Chillemi).

lunedì 18 marzo 2013

Resistenza, al ragazzo-partigiano Ugo Forno la medaglia d'oro al merito civile alla memoria

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA GIORGIO NAPOLITANO HA CONFERITO LA MEDAGLIA D’ORO AL MERITO CIVILE ALLA MEMORIA AD UGO FORNO. 
Con la seguente motivazione:
Giovane studente romano, durante i festeggiamenti per la liberazione della città di Roma, appreso che i tedeschi, battendo in ritirata, stavano per far saltare il ponte ferroviario sull'Aniene, con grande spirito di iniziativa, si mobilitava, unitamente ad altri giovani, e con le armi impediva ai soldati tedeschi di portare a compimento la loro azione. Durante lo scontro a fuoco veniva, tuttavia, colpito perdendo tragicamente la vita. Fulgido esempio di amor patrio ed encomiabile coraggio.
 5 giugno 1944 - Roma
La data della consegna ai famigliari sarà stabilita dalla Presidenza della Repubblica nei prossimi giorni.

ANPI, Legambiente e Corriere della Sera ricordano Ugo Forno con il premio letterario “Il coraggio di scegliere”

Gli studenti vincitori del concorso letterario “Il Coraggio di Scegliere” in memoria di Ugo Forno, ultimo e giovanissimo martire della Resistenza romana, sono stati premiati questa mattina presso il Museo Storico della Liberazione in Via Tasso 145. Il premio, indetto dall'ANPI di Roma e Lazio, insieme ai familiari e amici di Ugo Forno e a Legambiente Lazio, con il sostegno del Corriere della Sera, ha coinvolto gli alunni dodicenni delle Scuole Medie del Secondo Municipio. L’elaborato primo classificato, scritto da Pietro Coppari della scuola Giuseppe Sinopoli, verrà pubblicato sulla Cronaca di Roma del Corriere della Sera, mentre ai primi cinque classificati e alle due menzioni speciali andrà una copia del libro “Il ragazzo del Ponte” di Felice Cipriani, che racconta la storia di Ugo Forno. I volumi sono stati gentilmente messi a disposizione dalle Edizioni Chillemi.

mercoledì 12 dicembre 2012

Storie - Pino Levi Cavaglione e il giorno da leoni

di Mario Avagliano

«Marco [Moscati] è ritornato da Roma. I suoi sono sfuggiti alla razzia. Le notizie che egli porta sono raccapriccianti. I tedeschi hanno agito con meticolosa ferocia. Bambini lattanti, donne incinte, vecchi paralizzati non hanno trovato pietà. Venivano caricati sui camion gremiti altri infelici, con selvaggia furia». È quanto scrive nel suo diario il 20 ottobre 1943 il comandante delle bande partigiane dei Castelli Romani, Pino Levi (il cognome Cavaglione lo aggiungerà nel dopoguerra, in omaggio alla madre Emma, deportata e morta ad Auschwitz).
La biografia di questo incredibile personaggio, nato a Genova nel 1911, figlio di Aronne (Nino) Levi, è stata ricostruita per la prima volta nel libro «Il Ponte Sette Luci» (Metauro) di Lidia Maggioli e Antonio Mazzoni, presentato alla Casa della Memoria il 5 dicembre scorso.

martedì 4 dicembre 2012

Forte Bravetta. La fabbrica di morte

di Mario Avagliano

Dopo la presa di Porta Pia, il giovane Regno d’Italia si preoccupò di allestire una linea di difesa militare dal Tirreno all’Adriatico. Il progetto definitivo approvato dal Parlamento nel 1878 prevedeva che Forte Bravetta, sulla via Aurelia, fosse una delle quindici fortezze di tipo prussiano poste a difesa di Roma capitale. All’epoca nulla lasciava prevedere che quella lugubre e massiccia costruzione, con il portone di ferro e un terrapieno alto 15 metri, sarebbe diventata un monumento a cielo aperto della Resistenza romana e dell’opposizione al fascismo e al nazismo, al pari di Regina Coeli, via Tasso e le Fosse Ardeatine.
La storia di questo triste edificio, che ospitò le fucilazioni eseguite a Roma dal 1932 al 1945, è stata ricostruita da Augusto Pompeo nel saggio Forte Bravetta. Una fabbrica di morte dal fascismo al primo dopoguerra (Odradek, pp. 300, euro 23).

giovedì 8 novembre 2012

Il 9 novembre al Museo Storico della Guardia di Finanza presentazione "Il partigiano Montezemolo"

Domani 9 novembre, presso il Museo Storico della Guardia di Finanza a Roma (Piazza Mariano Armellini 20), alle ore 17.30, sarà presentato il libro “Il partigiano Montezemolo” (Dalai editore) di Mario Avagliano, storico dell’Irsifar, giornalista e vicepresidente dell’Anpi Roma, giunto in poche settimane alla seconda edizione e vincitore del Premio Fiuggi Storia 2012 e del Premio “Gen. De Cia” sui libri di storia militare. Una biografia minuziosa e commovente del capo della resistenza militare dell’Italia occupata, che agiva nella Roma del 1943-44 e morì alle Fosse Ardeatine.
Intervengono Felice Cipriani, giornalista e saggista, e il capitano Gerardo Severino, direttore del Museo Storico della Guardia di Finanza. Sarà presente l’autore, Mario Avagliano.

martedì 23 ottobre 2012

Storie - Al Museo di via Tasso depositati nuovi documenti. La lista degli ebrei alle Ardeatine e la lettera di Terracina

di Mario Avagliano

I tedeschi volevano cancellare le tracce del terrore perpetrato a Roma nei nove mesi della loro occupazione. E così la notte del 3 giugno 1944, nelle ore frenetiche dei preparativi per la fuga dalla capitale, Herbert Kappler ordinò alle SS di bruciare gran parte dei documenti che erano custoditi presso il carcere di via Tasso. Una straordinaria fotografia di quei roghi è stata ritrovata nell’archivio del questore di polizia Giuseppe Dosi, che di recente è stato acquisito dal Museo Storico della Liberazione di Roma.
Dosi, che nel dopoguerra sarebbe diventato direttore dell’ufficio italiano Interpol, proprio la mattina del 4 giugno recuperò nel carcere delle SS e nel reparto tedesco di Regina Coeli (il tristemente famoso terzo braccio) la documentazione scampata alla distruzione.
L’archivio di Dosi è stato presentato il 19 ottobre scorsi, dal presidente del Museo, Antonio Parisella, e da Alessia Glielmi, responsabile degli archivi, insieme ad altri originali documenti inediti provenienti da privati.

domenica 21 ottobre 2012

Da Girolimoni alle Ardeatine, in mostra le carte che Kappler non bruciò

di Mario Avagliano

Le ultime ore dell’occupazione tedesca di Roma sono concitate. Il 3 giugno 1944 le SS sgombrano in fretta e furia dal carcere di via Tasso. Il tenente colonnello Herbert Kappler ordina di bruciare gran parte dei documenti e di caricare alcuni autocarri di armi e casse di materiali, destinandone quattro ai prigionieri che li dovranno seguire. All’ultimo momento, a causa di un guasto ad uno dei camion, alcuni prigionieri vengono lasciati in cella.Sarà la loro salvezza. Poco dopo la partenza dei tedeschi, lo stabile è preso d’assalto dalla folla, che libera i reclusi e saccheggia gli uffici. L’indomani Roma è la prima capitale europea a essere liberata, dopo 271 giorni di occupazione. La notizia fa il giro del mondo. Mussolini, amareggiato, ordina tre giorni di lutto nel territorio della Repubblica Sociale.
Una eccezionale fotografia di quei momenti, che ritrae i roghi appiccati dai tedeschi alle carte di via Tasso, è stata ritrovata nell’archivio del questore di polizia Giuseppe Dosi, di recente acquisito dal Museo della Liberazione di Roma. Dosi, che nel dopoguerra sarebbe diventato direttore dell’ufficio italiano Interpol, proprio la mattina del 4 giugno recuperò nel carcere delle SS e nel reparto tedesco di Regina Coeli (il tristemente famoso terzo braccio) la documentazione scampata alla distruzione perpetrata dai nazisti e ai saccheggi della popolazione.

martedì 25 settembre 2012

Montezemolo, il partigiano moderato

Per questo saggio lo scrittore salernitano Avagliano sarà premiato con il “Fiuggi storia 2012”

di Alfonsina Caputano
Un personaggio che era considerato dal comandante della Gestapo a Roma Herbert Kappler il più temuto degli avversari e dal capo delle Forze Alleate, il generale Alexander, il militare più ammirato. Ma anche un uomo che amava la sua famiglia ed era animato da un sano sentimento di patriottismo, che fu la bussola che orientò tutte le scelte. Tutto questo era il colonnello Giuseppe Cordero di Montezemolo, comandante del Fronte militare clandestino e martire delle Fosse Ardeatine. La sua figura sopra le righe, di partigiano con le stellette, è stata delineata dal giornalista e storico Mario Avagliano nel libro “Il partigiano Montezemolo” (Dalai Editore). Il volume oggi varrà all’autore il premio “Fiuggi Storia 2012” nella sezione biografie.