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lunedì 9 febbraio 2015

Ciao comandante Max....

Scomparso a 95 anni Massimo Rendina

Sono ore tristi per me. E' scomparso ieri a Roma l'ex partigiano Massimo Rendina, all'età di 95 anni. E' stato uno dei miei Maestri di Storia, insieme a Vittorio Foa e Giuliano Vassalli. Fu lui a spingermi all'iscrizione all'Anpi di Roma, a farmi dirigere il Centro Studi della Resistenza e a propormi come vicepresidente. Era un uomo di straordinaria umanità, intelligenza, dolcezza, integrità morale. Amava i giovani ed era da loro amatissimo. Fu anche l'ideatore della Casa della Storia e della Memoria, il cui sogno si realizzò grazie all'allora sindaco Walter Veltroni. Vanno ricordati la sua partecipazione alla seconda guerra mondiale, nella Campagna di Russia; la sua storia di coraggioso comandante partigiano; la sua brillante carriera di giornalista; il suo impegno civile nell'Anpi; il suo impegno storiografico di studioso attento della Resistenza. Vi propongo la sua scheda biografica.

martedì 7 ottobre 2014

Storie – Colorni e il sogno europeo

di Mario Avagliano

Tra le figure meno conosciute della Resistenza e dell’antifascismo italiano c’è quella di Eugenio Colorni, filosofo brillantissimo, confinato politico, partigiano, uno dei tre coautori del Manifesto di Ventotene precursore dell’Unione Europea (gli altri due erano Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi). A fare luce su di lui è un’accurata biografia di Antonio Tedesco, “Il partigiano Colorni e il grande sogno europeo” (Editori Riuniti, pp. 205), patrocinata dalla Biblioteca della Fondazione Nenni, con prefazione di Giorgio Benvenuto, che sarà presentata venerdì 10 ottobre al Circolo "Giustizia e Libertà" di Roma (via Andrea Doria 79).
Eugenio Colorni, appartenente a una famiglia della medio borghesia ebraica milanese, secondogenito di Alberto Colorni e Clara Pontecorvo, è antifascista precoce, già a sedici anni, dopo l’omicidio Matteotti, e prosegue il suo percorso politico all’università, militando nei gruppo Goliardici per la libertà e poi aderendo a GL e al Psi. 

mercoledì 11 settembre 2013

La Rivoluzione Etica. Da Giustizia e Libertà al Partito d'Azione

di Mario Avagliano

«L’esperienza del Partito d’Azione è stata una luminosa meteora nella storia del nostro Paese. Eppure, la sua cultura, nonostante la breve vita, è quanto mai viva perché è una Scuola di Democrazia», si legge nel libro di Vittorio Cimiotta intitolato "La Rivoluzione Etica. Da Giustizia e Libertà al Partito d'Azione" (Mursia, pp. 370, euro 20). Un saggio importante che ripercorre le tappe salienti dell’esperienza politica di GL e del Partito d’Azione, e dei loro principi e idee, riconoscendone la grande validità anche nella società contemporanea in balia di una grave crisi morale e civile.
 

mercoledì 7 agosto 2013

Storie – Stati Uniti 1938, una nuova terra promessa

di Mario Avagliano

Nelle pieghe della memoria, per molti versi sbiadita, delle leggi razziali in Italia, è conservata una vicenda individuale e collettiva: l’emigrazione forzata di circa duemila ebrei italiani negli Stati Uniti. Professori universitari, medici, avvocati, scienziati, giornalisti, artisti ma anche gente comune, costretti dai provvedimenti persecutori ad abbandonare la patria che li aveva disconosciuti come cittadini e a rifarsi una vita al di là dell’Oceano Atlantico, spesso ottenendo prestigiosi riconoscimenti. Dai premi Nobel Salvador Luria e Franco Modigliani all’architetto Giorgio Cavaglieri, dall’artista Leo Castelli al musicista Mario Castelnuovo Tedesco, dal cardiologo Massimo Calabresi al fisico Emilio Segrè e ai manager Giorgio Padovani, Giorgino Funaro ed Enrico Pavia. Il loro dramma è stata ricostruito nel libro America nuova terra promessa. Storie di ebrei italiani in fuga dal fascismo (Francesco Brioschi editore, pp. 192) di Gianna Pontecorboli, giornalista italiana che vive a New York e collabora con il Centro Primo Levi.

venerdì 26 aprile 2013

Il 25 aprile è morto? Gli storici: ma è su quei valori che si basa l'Italia di oggi

di Mario Avagliano

La Resistenza  resta “un valore fondante” della nostra Repubblica. Nell’anno del settantesimo dell’inizio della guerra di Liberazione, che sarà celebrato l’8 settembre, il giudizio della storiografia italiana è che il 25 aprile sia ancora oggi una festa di tutti gli italiani, nonostante le dichiarazioni liquidatorie di Beppe Grillo, il successo di libri come quelli di Giampaolo Pansa sulle violenze partigiane o il clamore suscitato dal saggio Partigia (Mondadori) di Sergio Luzzatto su Primo Levi e un episodio nero della Resistenza in Valle d’Aosta.
“In tutti i Paesi ci sono delle feste nazionali che unificano tutta la popolazione. Per l’Italia è la liberazione dal fascismo e dal nazismo. È assurdo che ogni anno ci si debba porre il problema dell’attualità di questa data. Nelle altre Nazioni non è così”, protesta Elena Aga Rossi, la storica italiana che più di ogni altro ha analizzato i fatti dell’8 settembre. “Il 25 aprile è la celebrazione di uno sforzo di rinascita nazionale che in sostanza è riuscito. Non dimentichiamo che se non abbiamo avuto il trattamento della Germania, è proprio perché non siamo rimasti inerti di fronte all’occupazione tedesca e alla restaurazione del fascismo, incalza Alberto Melloni, storico di area cattolica. “L’Italia di oggi e la stessa Costituzione hanno le loro basi nel 25 aprile e nella guerra di Liberazione. Se avessero vinto Mussolini e Hitler, non saremmo qui”, aggiunge Anna Foa, storica ebrea tra le più sensibili. 

martedì 19 febbraio 2013

Storie – Artisti, dissidenti ed ebrei in fuga dai nazisti in Francia

di Mario Avagliano

«Nell’agosto del 1940 lasciai New York per una missione segreta in Francia, una missione che molti dei miei amici consideravano pericolosa. Partii con le tasche piene di elenchi di uomini e donne che dovevo soccorrere e con la testa piena di suggerimenti su come farlo».
Quell’estate gli Usa non erano ancora entrati in guerra ma «un gruppo di cittadini americani, convinti che i democratici dovessero aiutare i democratici, senza badare alla nazionalità, creò subito l’Emergency Rescue Committee», con l’obiettivo di far espatriare il maggior numero di esuli europei - artisti, intellettuali, antifascisti, antinazisti, ebrei - che avevano trovato rifugio in Francia e che erano ricercati dalle polizie segrete italiane, tedesche e spagnole (Gestapo, Ovra e Seguridad) e dalla stessa Francia filonazista di Vichy, che una volta arrestati, spesso li consegnava direttamente alla Germania.

martedì 4 dicembre 2012

Forte Bravetta. La fabbrica di morte

di Mario Avagliano

Dopo la presa di Porta Pia, il giovane Regno d’Italia si preoccupò di allestire una linea di difesa militare dal Tirreno all’Adriatico. Il progetto definitivo approvato dal Parlamento nel 1878 prevedeva che Forte Bravetta, sulla via Aurelia, fosse una delle quindici fortezze di tipo prussiano poste a difesa di Roma capitale. All’epoca nulla lasciava prevedere che quella lugubre e massiccia costruzione, con il portone di ferro e un terrapieno alto 15 metri, sarebbe diventata un monumento a cielo aperto della Resistenza romana e dell’opposizione al fascismo e al nazismo, al pari di Regina Coeli, via Tasso e le Fosse Ardeatine.
La storia di questo triste edificio, che ospitò le fucilazioni eseguite a Roma dal 1932 al 1945, è stata ricostruita da Augusto Pompeo nel saggio Forte Bravetta. Una fabbrica di morte dal fascismo al primo dopoguerra (Odradek, pp. 300, euro 23).

lunedì 19 novembre 2012

Avanti! con la storia

di Mario Avagliano

«La lotta di classe è vietata dal codice penale. Io ho, per guida, una linea che dal codice penale mi è indicata e che a nessuno potrà esser lecito di sorpassare. Io sarò là, innanzi a questa linea, come una sentinella vigile, la quale griderà tutti i giorni: "di qui non si passa!"». Così tuonò nel luglio del 1896, nell’aula della Camera dei Deputati, il presidente del Consiglio del tempo, il marchese di Rudinì, storico esponente dei conservatori.
Il riferimento era ai socialisti, che l’anno prima avevano debuttato in Parlamento, con l’elezione di 15 deputati. Circa cinque mesi dopo, il giorno di Natale del 1896, veniva stampato in via del Lavatore 88 a Roma il numero uno dell’«Avanti!», il quotidiano del partito socialista, la cui testata con l’A svolazzante e il punto esclamativo, riprendeva nel nome l'omologo giornale della socialdemocrazia tedesca, Vorwärts. Lo avevano voluto Filippo Turati e Anna Kuliscioff, e la direzione era stata affidata a Leonida Bissolati. Il primo editoriale suonava beffardo per di Rudinì: «Di qui si passa».
È uno dei tanti aneddoti legati alla storia dell’«Avanti!», ricostruita in occasione del 120° anniversario del partito  socialista, nei dettagli più minuziosi e con sapienza narrativa, da uno dei suoi direttori, Ugo Intini, in un gustoso quanto mastodontico saggio, intitolato Avanti! Un giornale un’epoca (Ponte Sisto, pp. 700, euro 30), arricchito da fotografie, ricordi e testimonianze.

lunedì 6 agosto 2012

Ponza e Ventotene. Gli antifascisti relegati nelle isole gabbia


di Mario Avagliano

Il ricordo degli anni di confino a Ponza e a Ventotene ricorre nelle autobiografie dei più celebri antifascisti italiani. Tra il 1928 e il 1943 le due isole pontine, a un braccio di mare da Formia e Gaeta, ospitarono il gotha dell'opposizione al regime fascista: da Sandro Pertini a Luigi Longo, da Giuseppe Di Vittorio a Camilla Ravera. E ancora Giorgio Amendola,  Riccardo Bauer, Pietro Secchia, Girolamo Li Causi, sino ad Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni che, proprio qui, nel 1941 scrissero il Manifesto per un'Europa Libera e Unita, meglio conosciuto come “Manifesto di Ventotene”. La Bibbia della futura unità europea.
A Ventotene, definita dalla dirigente comunista Camilla Ravera “una ciabatta in mare” e considerata da Spinelli il “luogo dell’elezione”, il 20 maggio scorso è stato aperto al pubblico il Laboratorio Isole della Memoria,  sulla storia dei confinati nelle due isole, con il patrocinio del Comune e della direzione della Riserva Statale. A conferma del rinnovato interesse che sta sollevando questo tema, oggetto di recente di una pregevole ricerca di Camilla Poesio: Il confino fascista. L’arma silenziosa del regime (Laterza, pp. 218, euro 20).

Gramsci. Burattini e burattinai di un arresto


di Mario Avagliano

La tragica coda della vicenda politica ed esistenziale di Antonio Gramsci costituisce un appassionante enigma storiografico. A distanza di 75 anni dalla morte del fondatore del partito comunista d’Italia, i punti oscuri sono ancora molti. Dopo l’arresto, fu davvero abbandonato al suo destino da Stalin e Togliatti perché ritenuto troppo ingombrante? E la sua impietosa critica al modello sovietico si spinse fino all’abiura del marxismo, in un quaderno dal carcere rimasto segreto?
Alcuni saggi usciti nelle ultime settimane aggiungono qualche importante tassello alla conoscenza dei fatti. Non mancando di suscitare un vivace dibattito, con Massimo D’Alema che punta il dito su lobbies ed élites tecniche: “La polemica sul Togliatti stalinista e sul Gramsci eretico è falsa e strumentale. Vogliono delegittimare le culture politiche del dopoguerra e i partiti che ne sono gli eredi”.

mercoledì 4 aprile 2012

Storie - Addio a Sasà, il partigiano di via Rasella

di Mario Avagliano

Addio all’ultimo gappista di via Rasella. L’ex partigiano Rosario Bentivegna, 89 anni, nato a Roma il 22 giugno 1922, è spirato ieri pomeriggio, nella sua abitazione capitolina, dopo una vita ricca di battaglie e di impegno civile in politica (nei partiti di sinistra), nella professione di medico e nel sindacato (l’Inca-Cgil).
Il 23 marzo 1944, nel periodo oscuro dell’occupazione nazista della capitale, fu proprio il giovane Bentivegna, detto Sasà,  allora studente di medicina dagli occhialini rotondi, travestito da spazzino, ad accendere la miccia dell’esplosivo che fece saltare in aria 32 soldati del Battaglione Bozen (nei giorni seguenti il bilancio finale dei morti salì a 44, compresi due civili italiani). A ideare l’attacco era stato il suo amico Mario Fiorentini, intellettuale dai capelli arruffati, figlio dell’ebreo Pacifico, sfuggito miracolosamente alla retata del 16 ottobre 1943. I tedeschi “punirono” i romani con l'eccidio delle Fosse Ardeatine, nel quale furono barbaramente assassinate 335 persone, tra cui anche 75 ebrei.

mercoledì 29 febbraio 2012

Quel comunista di Eduardo: tenetelo d’occhio

di Mario Avagliano

Napoli, seconda metà degli anni Cinquanta. Il 1956 è stato un annus horribilis per il Pci: prima le denunce di Krusciov al XX congresso del Pcus contro i crimini di Stalin, quindi i carri armati sovietici a Budapest per soffocare la rivolta degli ungheresi. Molti intellettuali hanno abbandonato il partito, da Italo Calvino a Natalino Sapegno, fino ad Antonio Ghirelli ed Elio Vittorini. L’obiettivo di Botteghe Oscure è quello di allontanare la memoria dei fatti di Ungheria, anche attraverso l’Associazione Italia-Urss, che si pone l’obiettivo di «creare proseliti per il Pci negli ambienti intellettuali». Per acquistare nuovi consensi cosa può avere più appeal della nomina alla presidenza della struttura napoletana di uno degli intellettuali più noti e prestigiosi della Penisola, Eduardo De Filippo?

giovedì 9 febbraio 2012

Voci dal lager: quelli del Triangolo Rosso

Nel dopoguerra gli ex deportati si trovarono «immersi in un dolore che rifiuta l'espressione narrativa, nel tentativo di rimuovere un'esperienza inquietante». Alla paura di non essere creduti si aggiunsero il senso di colpa per essersi salvati, il desiderio collettivo di voltare pagina, il rifiuto di editori, storici, mass media di ascoltare e di far conoscere quanto era accaduto. Per lungo tempo la memoria della deportazione italiana è cosí rimasta in una zona d'ombra, soprattutto quella che ha riguardato i deportati politici e i prigionieri nelle carceri del Reich, arrestati in quanto membri di bande partigiane o resistenti civili.
Voci dal lager raccoglie le loro lettere, ufficiali e clandestine, e i biglietti lanciati dalle tradotte ferroviarie, con un'appendice dedicata ai lavoratori coatti. L'obiettivo è duplice: recuperare fonti inedite che altrimenti rischierebbero di andare perdute, e soprattutto colmare quel vuoto di conoscenza che ha interessato un periodo importante della nostra storia.

lunedì 19 dicembre 2011

La fiera Resistenza dei ferrovieri romani



di Mario Avagliano

I nove terribili mesi dell’occupazione tedesca di Roma tra il settembre 1943 e il giugno 1944, caratterizzati dalle violenze delle SS naziste e delle bande fasciste e da fame, rastrellamenti, deportazioni e fucilazioni, ma anche da episodi eroici di resistenza armata o civile, hanno segnato la storia della capitale nel profondo e sono tuttora al centro della ricerca storiografica. Dopo la pubblicazione di Senza fare di necessità virtù (Einaudi), le memorie del gappista Rosario Bentivegna, protagonista dell’azione di via Rasella, un nuovo studio rivela dettagli inediti di quel periodo, mettendo in luce il contributo alla resistenza dei ferrovieri romani, che già negli anni Venti avevano svolto ampia attività antifascista, subendo licenziamenti e arresti. E’ il bel lavoro di Massimo Taborri Antifascismo e Resistenza tra i ferrovieri del Compartimento di Roma (edito dall’Anpi Roma-Lazio), che sarà presentato oggi alle 17.30 alla Casa della Memoria da Massimo Rendina e Aldo Luciani.

mercoledì 2 novembre 2011

Gli ebrei sotto il Regno Sabaudo

di Lionella Viterbo

Non credo che ci sia bisogno di illustrare la figura di Gianfranco Moscati, che tutti conoscono per il suo impegno in campo ebraico e in particolare per la sua importantissima raccolta,  regalata nel 2007 all’Imperial War Museum di Londra, di 2500 documenti riguardanti le persecuzioni antiebraiche in Italia e in tutta l’Europa e l’antisemitismo in generale. Da questa collezione ha saputo trarre pubblicazioni e cataloghi per argomento i cui proventi sono destinati  all’Ospedale Alyn di Gerusalemme e alla scuola elementare del disagiato quartiere di San Giovanni a Peduccio di Napoli, la città dove il Moscati, nato a Milano nel 1924, risiede da moltissimi anni. Per la sua opera, iniziata da giovanissimo, ha ricevuto nel gennaio 2011 il titolo di cavaliere al merito della Repubblica. Ma la sua attività non è ancora cessata. Collegandosi con le manifestazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia ha  curato una nuova raccolta. 

venerdì 15 aprile 2011

Servizi segreti inglesi, antifascismo e Resistenza

di Massimo Coltrinari

In piena guerra venne creata, dalla fusione di tre preesistenti organismi che si occupavano della sicurezza nazionale, una branca di intelligence britannico, denominata Special operations executive (Soe), cui venne affidato il compito di gestire le covert operations e dirigere i movimenti di resistenza armata nei territori occupati dai tedeschi.
Anche all’Italia questo organismo riservò una grande attenzione e cercò di stabilire contatti con quasi tutti i settori dell’opposizione al regime, dall’antifascismo azionista sino alla fronda istituzionale.

venerdì 18 marzo 2011

Galante Oliva, il 1° maggio, lavoro, pane e libertà (Il Mattino 16 marzo 2011)

Nocera Inferiore, 1° maggio 1951
Nella storia del Meridione ci sono personalità della politica e del sindacalismo del Novecento che, pur avendo salde radici nei territori di origine, con le loro idee, le loro battaglie, la loro lezione morale, hanno travalicato i confini locali. Uno di questi è il nocerino Galante Oliva, classe 1932.