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martedì 24 marzo 2015

Adriana Montezemolo: mio padre eroe dimenticato della Resistenza

di Dino Messina

“L’ultima volta che vidi mio padre era il Capodanno del 1944. I baroni Scammacca del Murgo, coraggiosi amici, correndo gravi rischi, ci avevano ospitati al nostro rientro a Roma e avevano organizzato quell’attesaa riunione familiare”.
Adriana Cordero Lanza di Montezemolo, ultimogenita del colonnello Giuseppe Montezemolo, il capo del Fronte militare clandestino, ricorda con tratti veloci e precisi la figura del padre, medaglia d’oro, eroe della Resistenza, massacrato alle Fosse Ardeatine nel pomeriggio del 24 marzo 1944, assieme agli altri 334 prigionieri politici, ebrei, detenuti comuni che erano stati prelevati dalla prigione nazista di via Tasso e da Regina.
Nella casa che da molti anni condivide con Benedetto Della Chiesa, nipote di Papa Benedetto XV, in una tenuta agricola che corre proprio lungo la via Ardeatina, Adriana di Montezemolo custodisce memorie importanti, avendo ereditato dalla madre Juccia (Amalia), scomparsa nel 1983, la missione di ricordare quel padre importante, figura centrale della Resistenza, che tuttavia per oltre mezzo secolo è stato tenuto fuori dalla storiografia ufficiale. “Abbiamo avuto infinite manifestazioni di affetto private e ufficiali, culminate in una medaglia d’oro, ma è vero per molto tempo del ruolo di mio padre s’è parlato molto poco. Forse perché noi siamo una famiglia di militari, abituati ai fatti. Certo, mi fece grande piacere leggere nel 2003, sul ‘Corriere della sera’, un articolo di Paolo Mieli in cui diceva che era il momento di far entrare il colonnello Montezemolo nei libri di storia. Meno di dieci anni dopo è arrivata la biografia di Mario Avagliano, ‘Il partigiano Montezemolo’ (Dalai editore) che colmava una lacuna”.

mercoledì 11 febbraio 2015

Foibe, il dramma degli italiani di Istria e Dalmazia



di Mario Avagliano

“Per troppo tempo le sofferenze patite dagli italiani giuliano-dalmati con la tragedia delle foibe e dell'esodo hanno costituito una pagina strappata nel libro della nostra storia". Lo ha detto ieri il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al termine delle celebrazioni a Montecitorio per il Giorno del Ricordo. Una commemorazione che quest’anno ha viste unite tutte le forze politiche, in un clima più sereno del passato e qualche polemica solo a livello locale, a Napoli e a Milano, dove alcuni esponenti del centrodestra hanno accusato i sindaci De Magistris e Pisapia di aver dimenticato la ricorrenza.
Gli antefatti delle foibe risalgono al primo dopoguerra. Nel 1920 il trattato di Rapallo assegna all’Italia Trieste, Gorizia, l’Istria e Zara e dichiara Fiume “città libera”. Quello stesso anno Benito Mussolini, in visita a Pola, chiarisce: “Di fronte a una razza inferiore e barbara come la slava, non si deve seguire la politica che dà lo zuccherino, ma quella del bastone”. Le bande fasciste la mettono subito in pratica, dando alle fiamme nell’intera Venezia Giulia 134 edifici di sloveni e croati.

martedì 11 novembre 2014

Storie - Giustolisi e l'armadio della vergogna

di Mario Avagliano
Vent’anni fa, nel maggio del 1994, a Palazzo Cesi, presso la sede della Procura generale militare, in via degli Acquasparta a Roma, fu ritrovato per caso un armadio, protetto da un cancello chiuso a chiave, con le ante rivolte verso il muro. Conteneva un grande registro con ben 2273 voci, su cui era annotato tutto quel che conteneva o aveva contenuto: 695 fascicoli; con i nomi dei responsabili, nazisti e fascisti di Salò, delle stragi commesse in Italia tra il 1943 e il 1945, da Marzabotto a Sant'Anna di Stazzema, fino alle Fosse Ardeatine. L’armadio era stato occultato in nome della “ragion di Stato” e della logica della guerra fredda, per non destabilizzare il fragile equilibrio che si era venuto creando in Europa con la divisione tra Germania dell’Ovest e Germania dell’Est.
Fu il giornalista e scrittore Franco Giustolisi a realizzare lo scoop, parlando per la prima volta di “armadio della vergogna”, avviando una battaglia per fare luce su quella oscura vicenda e pubblicando il libro-denuncia "L'armadio della vergogna" (Nutrimenti, 2004). Il saggio di Giustolisi, assieme al lavoro di indagine del procuratore Antonio Intelisano, portò all'apertura di quell'armadio, a processi e a condanne. Sulla questione fu poi istituita, con legge n.107/2003, una Commissione parlamentare d’inchiesta sulle cause dell’occultamento di fascicoli relativi a crimini nazisti. Grazie al suo impegno civile, il giornalista ricevette la cittadinanza onoraria di Stazzema e quella di Fivizzano.

giovedì 7 agosto 2014

Storia Stragi naziste la Germania riapre le indagini su Stazzema

di Mario Avagliano

Sarà fatta finalmente giustizia sulla strage nazifascista di Sant’Anna di Stazzema? Forse. Qualche spiraglio almeno si apre. A settant'anni esatti da quei tragici fatti, la Procura federale di Karlsruhe, in Germania, ha deciso la riapertura delle indagini sull'eccidio, annullando una decisione precedente della Procura generale di Stoccarda. Ma ora bisognerà attendere l’esito del processo, che non è affatto scontato, visto i precedenti. "E' una buona notizia, ma ora bisogna far presto. Siamo tutti troppo vecchi", ha commentato Enrico Pieri, uno dei superstiti della strage (nella quale vennero uccisi i suoi genitori e le sue due sorelle) e presidente dell'associazione fra i familiari dei martiri, che due anni fa ha avuto il merito di proporre testardamente ricorso alla decisione della magistratura di Stoccarda di archiviare il caso.
Quella mattina del 12 agosto del 1944, in Versilia, quattro compagnie delle SS tedesche salirono a Sant’Anna di Stazzema, accompagnati da collaborazionisti fascisti italiani, e circondarono il paese. Gli uomini si rifugiarono nei boschi, temendo di essere deportati, mentre donne, anziani e bambini rimasero nelle case. Fu un terribile massacro. In circa tre ore le SS trucidarono brutalmente 560 persone, compreso il sacerdote don Innocenzo, che implorava i soldati nazisti perché risparmiassero la sua gente, e gli otto fratellini Tucci, con la loro mamma. La vittima più giovane, Anna Pardini, aveva appena 20 giorni.

venerdì 18 luglio 2014

Salotti di piombo, gli amici dei Br

di Mario Avagliano

Fotografie ingiallite degli anni Settanta e Ottanta. Quando mezza Italia, nei giornali, nelle università e nelle fabbriche, flirtava con il terrorismo rosso. “Eravamo clandestini per il potere ma non per le masse”, diceva l’ex brigatista Prospero Gallinari (deceduto il 14 gennaio 2013).  E il brigatista romano Germano Maccari, soprannominato Gulliver, autore del primo truce episodio di “gambizzazione”, affermava compiaciuto: «Voi non mi credereste se vi dicessi in quante case di persone che oggi hanno un ruolo molto importante nell'informazione, o comunque un ruolo importante nella società, si faceva a gara per avere a cena uno come me».

Benvenuti, si fa per dire, ne La Zona Grigia, come è intitolato il pamphlet di Massimiliano Griner (chiarelettere, p. 304, euro 16), che – in attesa delle ulteriori rivelazioni che potranno venire fuori dalla desecretazione degli archivi di Stato, promessa dal presidente del Consiglio Matteo Renzi - ci ricorda, con dovizia di dettagli, il fenomeno transgenerazionale di un esercito di italiani che in modo ambiguo aiutò, ospitò oppure tifò per chi aveva scelto l’opzione senza ritorno della lotta armata e della clandestinità.

martedì 25 marzo 2014

Storie - Un amore alle Ardeatine

di Mario Avagliano

L’amore vince anche l’orrore. È la straordinaria storia di Franca Limentani e Marco Pavoncello, conosciutisi un giorno di primavera del 1949 al mausoleo delle Fosse Ardeatine, raccontata ieri con sensibilità e commozione da Flavia Amabile sul quotidiano “La Stampa”.
La diciottenne Franca era lì per piangere il padre David, tenente espulso dall’esercito dopo le infami leggi razziste, sfuggito alla retata del 16 ottobre ma catturato per strada a seguito di una spiata il 16 marzo del 1944, condotto a Regina Coeli e “selezionato” per la strage nelle cave di pozzolana sulla via Ardeatina. Il ventiseienne Pavoncello era lì per consolare i tanti amici che avevano perduto parenti in quella terribile rappresaglia.

martedì 23 luglio 2013

Storie – I 100 anni di Priebke e le falsità su via Rasella

di Mario Avagliano

Erich Priebke
C’è un filo nero che lega gli annunciati imminenti festeggiamenti per i 100 anni di Erich Priebke, uno dei boia delle Fosse Ardeatine, e le polemiche su via Rasella sollevate da Pippo Baudo in una trasmissione Rai di prima serata.
Da un lato il criminale di guerra nazista, al quale Herbert Kappler assegnò il compito di controllare le liste dei condannati a morte dell’eccidio delle Ardeatine (che alla fine furono 335, cinque in più del già assurdo rapporto di 1/10 ordinato a Berlino), che non si è mai pentito di quello che ha fatto e ora gode in Italia di un regime di semilibertà, passeggia impunemente per le vie di Roma e viene considerato un’icona dai suoi fan, che lo chiamano Il Capitano.
Dall’altro la tv pubblica, che sposa, senza alcun contraddittorio, le tesi di “atto terroristico” riguardo all’azione di via Rasella, dando voce al falso storico della richiesta di consegnarsi che sarebbe stata  rivolta ai partigiani gappisti autori dell’azione.

venerdì 29 marzo 2013

Fosse Ardeatine. Vite perdute e ritrovate

di Mario Avagliano

Roma 24 marzo 1944, quarto giorno di primavera. In una cava di pozzolana sulla via Ardeatina, i tedeschi uccidono 335 uomini con un colpo di pistola alla nuca. Sono prigionieri politici e partigiani di tutte le forze antifasciste, ebrei, detenuti comuni e ignari cittadini estranei alla Resistenza, sacrificati in proporzione di dieci a uno (ma nella fretta e nella confusione ne vengono uccisi cinque in più), in rappresaglia per l’attacco partigiano del giorno prima in via Rasella, costato la vita a 33 militari della compagnia dell’SS Polizei Regiment Bozen. È il più grande massacro compiuto dai nazisti in un’area metropolitana d’Europa e segnerà profondamente la storia e la memoria italiana del dopoguerra.
Nella ricorrenza del 50° anniversario della scomparsa di Attilio Ascarelli, il medico legale ebreo che dall’estate all’autunno del 1944 diresse le attività di esumazione e di identificazione delle salme della strage delle Fosse Ardeatine, esce un libro intitolato I Martiri Ardeatini. Carte inedite 1944-1945 (AM&D Edizioni, pp. 331, euro 30). Il volume, curato da Martino Contu, Mariano Cingolani e Cecilia Tasca, propone per la prima volta le schede biografiche delle vittime che furono redatte all’epoca dalla commissione, accompagnate da un interessante saggio sui più recenti sviluppi storiografici relativi all’eccidio, una preziosa bibliografia sull’argomento, un profilo del professor Ascarelli, e l’inventario del Fondo a lui intestato e  conservato presso l’Istituto di Medicina Legale dell’Università di Macerata.

mercoledì 3 ottobre 2012

L’archiviazione della Strage di S.Anna di Stazzema: “E’ un atto grave e inaudito”

di Carlo Smuraglia*

Il provvedimento di archiviazione di Stoccarda, nei confronti di alcuni residui imputati della strage di S. Anna di Stazzema, è semplicemente inaudito e colpisce per la sua gravità, dimostrando che in Germania, insieme a persone che hanno “capito” (vedi i discorsi di Schultz a Marzabotto e a Sant’Anna) ce ne sono altre che ancora non vogliono arrendersi di fronte alla durezza della storia e della realtà.

mercoledì 8 agosto 2012

L’Aquila e il condor, la verità (di parte) di Delle Chiaie sugli Anni di piombo e l’estremismo di destra

Militante fascista fin dalla giovanissima età, con una spiccata predilezione per l'azione più che per la discussione teorica, Stefano Delle Chiaie, discusso e controverso leader storico di Avanguardia Nazionale, ha segnato trent'anni di battaglia politica, nel nostro Paese e non solo.
Accusato dei peggiori crimini, piazza Fontana compresa, e ricercato dalle polizie di mezzo mondo, il suo nome è stato associato ad alcuni dei fatti più cruenti e misteriosi del passato recente dell’Italia. Nel libro autobiografico  L’Aquila e il condor (Sperling & Kupfer), Delle Chiaie - con l’aiuto di un grande esperto del terrorismo e della storia del fascismo del valore di Massimiliano Griner, oltre che di Umberto Berlenghini - ha scelto di fornire la sua versione di quel periodo, che spesso contraddice i resoconti di altri testimoni.

venerdì 1 giugno 2012

Stragi nazifasciste: Cassazione italiana segue l’Aja, no agli indennizzi per i familiari delle vittime

Niente diritto al risarcimento, a carico della Germania, per i familiari delle vittime della barbarie nazifascista uccisi dalle rappresaglie del Reich alla fine della Seconda guerra mondiale in Italia. Lo ha deciso la Cassazione - che ha accolto un ricorso della Repubblica federale tedesca - recependo l'orientamento espresso, il 3 febbraio, dalla Corte internazionale di giustizia de l'Aja sollecitata dal governo di Angela Merkel. In particolare, la Prima sezione penale della Suprema Corte ha annullato senza rinvio il verdetto emesso dalla Corte militare di Appello di Roma, il 20 aprile del 2011, con il quale la Germania era stata chiamata a risarcire l'eccidio di 350 civili rastrellati e uccisi nell'agosto del 1944 tra Fivizzano e Fosdinovo, nella provincia di Massa. Ai parenti delle vittime, circa 60 familiari, era stato riconosciuto un risarcimento di circa cinque milioni di euro. Alla Regione Toscana e ai due Comuni, costituitisi parte civile, era stata accordata una provvisionale di 40 mila euro ciascuno. Stessa cifra liquidata, come acconto su un totale da determinare, anche alle amministrazioni comunali di Fivizzano e Fosdinovo.

mercoledì 7 marzo 2012

Mostra dell'Anpi a Roma dal 10 marzo sui Criminali di guerra italiani

Sabato 10 marzo alle ore 15.30 presso il Museo della via Ostiense di Porta San Paolo a Roma verrà inaugurata la mostra promossa dall'Anpi di Roma e Lazio e curata da Davide Conti dal titolo “Criminali di guerra italiani. Fatti, personaggi, documenti”. 
Alla inaugurazione della mostra parteciperanno ed interverranno il Presidente dell'Anpi di Roma e Lazio  Francesco Vito Polcaro, il Procuratore militare di Roma Antonino Intelisano ed il curatore della mostra Davide Conti.

domenica 5 febbraio 2012

Stragi naziste, Berlino non ci risarcirà

di Mario Avagliano

La fragile Europa dei conti in rosso e del malandato euro, subisce un colpo mortale anche alla sua Memoria e alla sua Storia. Quella tragica del nazismo e della Germania, che negli anni della seconda guerra mondiale aveva insanguinato con efferate stragi il suolo delle nazioni europee occupate, alimentando la sua macchina bellica con la deportazione o il trasferimento forzoso di milioni di persone. Comprese svariate centinaia di migliaia di italiane e di italiani (ebrei, politici, internati militari, lavoratori coatti), trattati come “pezze da lavoro” e in molti casi sfruttati fino all’ultimo respiro.
L’antefatto è noto. Una sentenza della Corte di Cassazione italiana aveva riconosciuto ai familiari delle vittime dei crimini del Terzo Reich il diritto a ricevere indennizzi individuali dalla Germania. La Corte internazionale di giustizia dell’Onu, che ha sede all’Aja, ha accolto il ricorso del governo tedesco guidato da Angela Merkel avverso tale sentenza.

mercoledì 18 gennaio 2012

L'armadio della vergogna, il 19 gennaio conferenza dibattito dell'Anpi alla Sapienza: "Perché il muro del silenzio su questa vicenda?"

Il 19 gennaio alle ore 16, presso la Sala Lauree della Facoltà di Giurisprudenza dell'università di Roma "Sapienza", si svolgerà una conferenza-dibattito organizzata dall'Anpi Roma Lazio su "L'armadio della vergogna", l'armadio occultato per decenni negli scantinati della Procura Militare Generale di Roma, contenente una dettagliata documentazione ed atti processuali preliminari sui crimini di guerra compiuti dai nazifascisti.
Perché e da chi furono insabbiati questi processi? Perché ancora oggi si continua a bloccarne l'iter? Perché 21 criminali di guerra condannati all'ergastolo in via definitiva sono ancora in libertà? Perché il muro del silenzio su questa vicenda?

venerdì 21 ottobre 2011

Piazza Fontana. La verità che non è stata detta

di Mario Avagliano
Ci sono eventi tragici della storia d’Italia i cui contorni e i cui responsabili restano ancora oscuri, avvolti dal mistero. Uno di questi è la strage di Piazza Fontana, a Milano, nella sede della Banca dell’Agricoltura, il 12 dicembre 1969. Un attentato che provocò 17 morti e decine di feriti e che, a distanza di 42 anni, non finisce di lasciare sgomenti e di suscitare pesanti interrogativi. Chi volle e chi progettò quella strage, e con quali propositi? E come mai da quel momento in poi, in pieno clima di guerra fredda, per un terribile quinquennio, dal 1969 al 1974, si verificarono in Italia ben 4.000 attentati e sei stragi, con un bilancio di 50 morti e di circa 2.700 feriti?

martedì 4 ottobre 2011

Biacchessi, Orazione civile per la Resistenza il 15 ottobre a via Tasso

Il 15 ottobre, alle ore 17, al Museo della Liberazione di via Tasso, a Roma, Daniele Biacchessi racconterà la Resistenza attraverso il teatro civile, la musica le immagini, la poesia, l’emozione. E’ un’orazione civile frutto di uno studio durato anni su documentazione di archivio, documentazione giudiziaria e storica, libri, materiale multimediale. Si snoda attraverso il racconto dei luoghi dove sono stati uccisi i partigiani e dove si conserva ancora oggi la loro memoria attraverso lapidi e monumenti, musei, istituti storici.  Per Milano, vengono narrate le testimonianze degli antifascisti torturati dal Reparto Speciale di Polizia di Pietro Koch a Villa Triste, dalla Legione Muti e XMas in via Rovello. Le altre tappe della narrazione sono Fosse Ardeatine, Sant’Anna di Stazzema, Benedicta, Fondotoce, La Storta, Montesole e Marzabotto, Fivizzano, Fucecchio, Vinca, Monzuno, Via Tasso a Roma e molte altre ancora.

lunedì 5 settembre 2011

23. Un eccidio a Bolzano... Una storia dimenticata

Un nuovo libro affronta il tema dell'eccidio nazista avvenuto a Bolzano all'alba del 12 settembre 1944. Un eccidio dimenticato, mai indagato né da storici né da tribunali, nel quale furono assassinati 23 giovani, che erano stati rinchiusi nel campo di concentramento di Bolzano. La ricerca è stata avviata nel 2003 da Carla Giacomozzi, che dal 1995 ha iniziato presso l'Archivio Storico della Città di Bolzano il Progetto "Storia e memoria: il Lager di Bolzano", e svela i veri motivi dell'operazione. 

mercoledì 22 giugno 2011

Italiani e tedeschi preparano l’atlante delle stragi naziste

Nel nostro Paese non se ne parla da tempo, ma la commissione storica italo-tedesca sulla Seconda guerra mondiale, istituita nel marzo 2009, ha lavorato sodo. E ha presentato i risultati raggiunti a Milano, in un incontro pubblico presso l’Ispi, in via Clerici 5, il 6 aprile 2011. La commissione è stata istituita dai governi di Roma e Berlino per dare un «contributo alla costruzione di una comune cultura della memoria», in seguito al contenzioso sollevato da parenti di vittime di stragi naziste e da militari italiani internati nel Terzo Reich (gli Imi).

La vicenda ha fatto discutere, per l’accavallarsi tra esigenze politiche e lavoro degli studiosi. Mostra perplessità sul concetto di «memoria comune» lo stesso Paolo Pezzino, storico dell’ateneo di Pisa e membro della commissione: «Secondo me bisogna parlare piuttosto del riconoscimento dei rispettivi punti di vista nel quadro di una storia complessa, fatta di relazioni non solo conflittuali tra Italia e Germania nel periodo 1940-45. Nel documento finale, da presentare nel marzo 2012, vogliamo mettere in luce le differenti ragioni degli italiani e dei tedeschi, ma anche le interazioni tra gli uni e gli altri».
A tal scopo la commissione ha avviato un vasto lavoro di ricerca: «Abbiamo esplorato per la prima volta il fondo delle richieste che gli internati militari italiani facevano al Tesoro per fini pensionistici: oltre 200 mila fascicoli. Poi abbiamo vagliato la memorialistica degli Imi e i verbali degli interrogatori cui erano sottoposti al ritorno dalla Germania. Inoltre stiamo completando un atlante delle violenze contro i civili compiute dai nazisti in Italia. E abbiamo consultato dei fondi, finora inesplorati, contenenti le lettere dei militari tedeschi di stanza nella penisola». Ne scaturiranno varie pubblicazioni: con tutte le riserve che si possono nutrire sul mandato della commissione, di certo la sua opera sarà utile agli studiosi.

(Antonio Carioti, Corriere della Sera)

lunedì 6 giugno 2011

Etiopia 1936-1940: Il doppio volto di Faccetta Nera


Etiopia, l'Esercito corregge gli storici

di Antonio Carioti

Ad Angelo Del Boca non mancano franchezza e spirito autocritico: «Lo ammetto, nelle mie ricostruzioni sulla guerra in Africa orientale mi sono schierato dalla parte degli etiopi. Sono da sempre un nemico del colonialismo e mi sembrava giusto sottolineare soprattutto le nostre responsabilità di Paese cosiddetto civile rispetto a popolazioni che avevamo aggredito con estrema violenza. Inoltre avevo un' enorme ammirazione per il negus Hailé Selassié e questo mi confortava nell' idea che bisognava evidenziare in primo luogo i crimini italiani». L'ammissione del famoso storico, pioniere degli studi sulla presenza italiana in Africa, conforta le tesi di un libro di Federica Saini Fasanotti, pubblicato dall' Ufficio storico dello Stato maggiore dell' esercito: Etiopia 1936-1940. Le operazioni di polizia coloniale nelle fonti dell'esercito italiano pp. 524, Euro 25.

venerdì 25 marzo 2011

Memorie (e immagini) dell'eccidio delle Ardeatine: un articolo di Stefano Mannucci

Quando il 23 marzo 1944 vi fu l’attentato gappista in via Rasella di Roma, in cui furono uccisi una trentina di soldati appartenenti alla 11° compagnia del terzo battaglione delle SS Polizei Regiment Bozen, le PK (così venivano chiamati i fotografi tedeschi delle Propaganda Kompanien dell'esercito, dell'aviazione, della marina e della Waffen SS presso le quali erano appunto dislocati) fotografarono le fasi del rastrellamento, riprendendo un sottoufficiale del comando di Roma intento ad esaminare i resti della bomba, ma soprattutto immortalando i militari altoatesini del Polizei-Battaillon Bozen pattugliare la strada con le spalle al muro ed i fucili puntati alle finestre delle case, che furono crivellate di proiettili dai militari. Il battaglione, che da quindici giorni era solito percorrere quel tragitto, era composto da 156 uomini. Per la precisione, i morti totali dell’attentato furono trentatre. Trentadue soldati morirono immediatamente od entro poche ore, un altro soldato morì il giorno seguente. Come rappresaglia, furono 335 le persone uccise nella strage delle Fosse Ardeatine, ordinata dal colonnello Kappler.