“Per
troppo tempo le sofferenze patite dagli italiani giuliano-dalmati con la
tragedia delle foibe e dell'esodo hanno costituito una pagina strappata nel
libro della nostra storia". Lo ha detto ieri il presidente della Repubblica,
Sergio Mattarella, al termine delle celebrazioni a Montecitorio per il Giorno
del Ricordo. Una commemorazione che quest’anno ha viste unite tutte le forze
politiche, in un clima più sereno del passato e qualche polemica solo a livello
locale, a Napoli e a Milano, dove alcuni esponenti del centrodestra hanno
accusato i sindaci De Magistris e Pisapia di aver dimenticato la ricorrenza.
Gli
antefatti delle foibe risalgono al primo dopoguerra. Nel 1920 il trattato di
Rapallo assegna all’Italia Trieste, Gorizia, l’Istria e Zara e dichiara Fiume
“città libera”. Quello stesso anno Benito Mussolini, in visita a Pola, chiarisce:
“Di fronte a una razza inferiore e barbara come la slava, non si deve seguire
la politica che dà lo zuccherino, ma quella del bastone”. Le bande fasciste la
mettono subito in pratica, dando alle fiamme nell’intera Venezia Giulia 134
edifici di sloveni e croati.
