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martedì 24 marzo 2015

Adriana Montezemolo: mio padre eroe dimenticato della Resistenza

di Dino Messina

“L’ultima volta che vidi mio padre era il Capodanno del 1944. I baroni Scammacca del Murgo, coraggiosi amici, correndo gravi rischi, ci avevano ospitati al nostro rientro a Roma e avevano organizzato quell’attesaa riunione familiare”.
Adriana Cordero Lanza di Montezemolo, ultimogenita del colonnello Giuseppe Montezemolo, il capo del Fronte militare clandestino, ricorda con tratti veloci e precisi la figura del padre, medaglia d’oro, eroe della Resistenza, massacrato alle Fosse Ardeatine nel pomeriggio del 24 marzo 1944, assieme agli altri 334 prigionieri politici, ebrei, detenuti comuni che erano stati prelevati dalla prigione nazista di via Tasso e da Regina.
Nella casa che da molti anni condivide con Benedetto Della Chiesa, nipote di Papa Benedetto XV, in una tenuta agricola che corre proprio lungo la via Ardeatina, Adriana di Montezemolo custodisce memorie importanti, avendo ereditato dalla madre Juccia (Amalia), scomparsa nel 1983, la missione di ricordare quel padre importante, figura centrale della Resistenza, che tuttavia per oltre mezzo secolo è stato tenuto fuori dalla storiografia ufficiale. “Abbiamo avuto infinite manifestazioni di affetto private e ufficiali, culminate in una medaglia d’oro, ma è vero per molto tempo del ruolo di mio padre s’è parlato molto poco. Forse perché noi siamo una famiglia di militari, abituati ai fatti. Certo, mi fece grande piacere leggere nel 2003, sul ‘Corriere della sera’, un articolo di Paolo Mieli in cui diceva che era il momento di far entrare il colonnello Montezemolo nei libri di storia. Meno di dieci anni dopo è arrivata la biografia di Mario Avagliano, ‘Il partigiano Montezemolo’ (Dalai editore) che colmava una lacuna”.

martedì 13 maggio 2014

Storie – Il Visconti ritrovato sulla Resistenza e le Fosse Ardeatine

di Mario Avagliano

In questi giorni si è molto parlato del documentario di Luchino Visconti e di Marcello Pagliero intitolato “Giorni di gloria”, che racconta alcuni momenti della Resistenza Italiana e della guerra di liberazione e, tra l’altro, anche il dramma delle Fosse Ardeatine. Una pellicola che era già conosciuta ma di cui da tempo si cercava la versione integrale che, come ha scritto per primo il quotidiano la Repubblica, è stata scovata e acquistata per pochi dollari negli Stati Uniti da Luciano Martini, 87 anni, endocrinologo, già docente dell’Università di Milano, appassionato di musica, cinema e storia.
Si tratta di un’opera cinematografica in realtà collettiva, coordinata da Giuseppe De Santis e montata da Mario Serandrei (che ne fu anche l´ideatore), prodotta da Fulvio Ricci per conto della Titanus e dell´Associazione Nazionale Partigiani d´Italia, che si avvalse di immagini girate dai partigiani e dagli Alleati, oltre che da Visconti e Pagliero.
Il documentario è stato presentato l’8 maggio a Palazzo Corsini, attuale sede dell'Accademia dei Lincei. Un luogo simbolico, in quanto proprio in quelle sale nel 1944 si svolse il processo contro l'ex questore di Roma Pietro Caruso, che venne ripreso da Visconti su incarico dell'esercito anglo-americano, così come la fucilazione che ne seguì dello stesso Caruso, del delegato Scarpato e di Pietro Koch. Quest'ultimo era stato anche il carceriere dello stesso Visconti, che militava nella Resistenza e, arrestato, venne rinchiuso per un breve periodo nella Pensione Jaccarino.

martedì 25 marzo 2014

Storie - Un amore alle Ardeatine

di Mario Avagliano

L’amore vince anche l’orrore. È la straordinaria storia di Franca Limentani e Marco Pavoncello, conosciutisi un giorno di primavera del 1949 al mausoleo delle Fosse Ardeatine, raccontata ieri con sensibilità e commozione da Flavia Amabile sul quotidiano “La Stampa”.
La diciottenne Franca era lì per piangere il padre David, tenente espulso dall’esercito dopo le infami leggi razziste, sfuggito alla retata del 16 ottobre ma catturato per strada a seguito di una spiata il 16 marzo del 1944, condotto a Regina Coeli e “selezionato” per la strage nelle cave di pozzolana sulla via Ardeatina. Il ventiseienne Pavoncello era lì per consolare i tanti amici che avevano perduto parenti in quella terribile rappresaglia.

mercoledì 31 luglio 2013

Le falsità della trasmissione di Baudo su via Rasella: la rettifica del Tg3

Ieri sera, martedì 30 luglio, nel corso del Tg3 delle 19 (edizione nazionale) è stato letto il comunicato di rettifica delle falsità sui fatti di via Rasella pronunciate durante la puntata dell'8 luglio de "Il viaggio". Il direttore Bianca Berlinguer ha letto la seguente precisazione: "Nella puntata di lunedì 8 luglio de “Il viaggio”, su RAI 3, condotto da Pippo Baudo, sono state fatte delle affermazioni imprecise e non corrispondenti a verità sull'eccidio delle Fosse Ardeatine e sui fatti di Via Rasella. Non fu offerta, infatti, alcuna possibilità ai partigiani dei Gap (gruppi di azione patriottica e non di azione proletaria come si è detto nella trasmissione) di offrirsi per salvare le vittime destinate alla fucilazione nelle Fosse Ardeatine: il Comando tedesco rese pubblica la notizia dell’eccidio solo dopo il suo compimento come riconosciuto dallo stesso maresciallo Kesserling nel corso di un processo. Ben due sentenze, poi, della Corte di Cassazione hanno qualificato l’azione diVia Rasella come “legittimo atto di guerra”. Il ricordo dei martiri delle Fosse Ardeatine, cui va sempre il nostro commosso pensiero, deve essere sempre improntato alla verità storica e mai strumentalizzato. La direzione RAI 3 prende doverosamente atto del comunicato dell’ANPI nazionale, rammaricandosi di quanto accaduto".

martedì 23 luglio 2013

Storie – I 100 anni di Priebke e le falsità su via Rasella

di Mario Avagliano

Erich Priebke
C’è un filo nero che lega gli annunciati imminenti festeggiamenti per i 100 anni di Erich Priebke, uno dei boia delle Fosse Ardeatine, e le polemiche su via Rasella sollevate da Pippo Baudo in una trasmissione Rai di prima serata.
Da un lato il criminale di guerra nazista, al quale Herbert Kappler assegnò il compito di controllare le liste dei condannati a morte dell’eccidio delle Ardeatine (che alla fine furono 335, cinque in più del già assurdo rapporto di 1/10 ordinato a Berlino), che non si è mai pentito di quello che ha fatto e ora gode in Italia di un regime di semilibertà, passeggia impunemente per le vie di Roma e viene considerato un’icona dai suoi fan, che lo chiamano Il Capitano.
Dall’altro la tv pubblica, che sposa, senza alcun contraddittorio, le tesi di “atto terroristico” riguardo all’azione di via Rasella, dando voce al falso storico della richiesta di consegnarsi che sarebbe stata  rivolta ai partigiani gappisti autori dell’azione.

venerdì 29 marzo 2013

Fosse Ardeatine. Vite perdute e ritrovate

di Mario Avagliano

Roma 24 marzo 1944, quarto giorno di primavera. In una cava di pozzolana sulla via Ardeatina, i tedeschi uccidono 335 uomini con un colpo di pistola alla nuca. Sono prigionieri politici e partigiani di tutte le forze antifasciste, ebrei, detenuti comuni e ignari cittadini estranei alla Resistenza, sacrificati in proporzione di dieci a uno (ma nella fretta e nella confusione ne vengono uccisi cinque in più), in rappresaglia per l’attacco partigiano del giorno prima in via Rasella, costato la vita a 33 militari della compagnia dell’SS Polizei Regiment Bozen. È il più grande massacro compiuto dai nazisti in un’area metropolitana d’Europa e segnerà profondamente la storia e la memoria italiana del dopoguerra.
Nella ricorrenza del 50° anniversario della scomparsa di Attilio Ascarelli, il medico legale ebreo che dall’estate all’autunno del 1944 diresse le attività di esumazione e di identificazione delle salme della strage delle Fosse Ardeatine, esce un libro intitolato I Martiri Ardeatini. Carte inedite 1944-1945 (AM&D Edizioni, pp. 331, euro 30). Il volume, curato da Martino Contu, Mariano Cingolani e Cecilia Tasca, propone per la prima volta le schede biografiche delle vittime che furono redatte all’epoca dalla commissione, accompagnate da un interessante saggio sui più recenti sviluppi storiografici relativi all’eccidio, una preziosa bibliografia sull’argomento, un profilo del professor Ascarelli, e l’inventario del Fondo a lui intestato e  conservato presso l’Istituto di Medicina Legale dell’Università di Macerata.

martedì 23 ottobre 2012

Storie - Al Museo di via Tasso depositati nuovi documenti. La lista degli ebrei alle Ardeatine e la lettera di Terracina

di Mario Avagliano

I tedeschi volevano cancellare le tracce del terrore perpetrato a Roma nei nove mesi della loro occupazione. E così la notte del 3 giugno 1944, nelle ore frenetiche dei preparativi per la fuga dalla capitale, Herbert Kappler ordinò alle SS di bruciare gran parte dei documenti che erano custoditi presso il carcere di via Tasso. Una straordinaria fotografia di quei roghi è stata ritrovata nell’archivio del questore di polizia Giuseppe Dosi, che di recente è stato acquisito dal Museo Storico della Liberazione di Roma.
Dosi, che nel dopoguerra sarebbe diventato direttore dell’ufficio italiano Interpol, proprio la mattina del 4 giugno recuperò nel carcere delle SS e nel reparto tedesco di Regina Coeli (il tristemente famoso terzo braccio) la documentazione scampata alla distruzione.
L’archivio di Dosi è stato presentato il 19 ottobre scorsi, dal presidente del Museo, Antonio Parisella, e da Alessia Glielmi, responsabile degli archivi, insieme ad altri originali documenti inediti provenienti da privati.

domenica 21 ottobre 2012

Da Girolimoni alle Ardeatine, in mostra le carte che Kappler non bruciò

di Mario Avagliano

Le ultime ore dell’occupazione tedesca di Roma sono concitate. Il 3 giugno 1944 le SS sgombrano in fretta e furia dal carcere di via Tasso. Il tenente colonnello Herbert Kappler ordina di bruciare gran parte dei documenti e di caricare alcuni autocarri di armi e casse di materiali, destinandone quattro ai prigionieri che li dovranno seguire. All’ultimo momento, a causa di un guasto ad uno dei camion, alcuni prigionieri vengono lasciati in cella.Sarà la loro salvezza. Poco dopo la partenza dei tedeschi, lo stabile è preso d’assalto dalla folla, che libera i reclusi e saccheggia gli uffici. L’indomani Roma è la prima capitale europea a essere liberata, dopo 271 giorni di occupazione. La notizia fa il giro del mondo. Mussolini, amareggiato, ordina tre giorni di lutto nel territorio della Repubblica Sociale.
Una eccezionale fotografia di quei momenti, che ritrae i roghi appiccati dai tedeschi alle carte di via Tasso, è stata ritrovata nell’archivio del questore di polizia Giuseppe Dosi, di recente acquisito dal Museo della Liberazione di Roma. Dosi, che nel dopoguerra sarebbe diventato direttore dell’ufficio italiano Interpol, proprio la mattina del 4 giugno recuperò nel carcere delle SS e nel reparto tedesco di Regina Coeli (il tristemente famoso terzo braccio) la documentazione scampata alla distruzione perpetrata dai nazisti e ai saccheggi della popolazione.

giovedì 31 maggio 2012

Quel Montezemolo partigiano dimenticato

La biografia sull'eroe della Resistenza
di Maria Rosaria Iovinella

 Un libro che alla storiografia italiana mancava, quello di Mario Avagliano, storico e giornalista, autore di Il partigiano Montezemolo. Storia del capo della resistenza militare nell'Italia occupata, edito da Dalai (416 pagine, 22 euro). La biografia ripercorre la sensazionale vicenda storica di Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo, il colonnello di origine piemontesi e di nobili natali, già ufficiale dello Stato maggiore dell’esercito, segretario particolare di Badoglio, dopo il 25 luglio 1934, che svolse un ruolo fondamentale come leader del Fronte militare clandestino di Roma, guidando la resistenza moderata e di stampo monarchico. Fino all’arresto e alla tragica fine per mano nazista nel massacro delle Fosse ardeatine, il 24 marzo 1944. L’opera si inscrive nel progetto storiografico di Avagliano che, solo dal 2009 a oggi, ha messo in fila Gli internati militari italiani, Gli ebrei sotto la persecuzione in Italia e Voci dal lager, scritti per Einaudi con Marco Palmieri.

Fosse Ardeatine: cerimonia per tre caduti identificati dopo 68 anni

Si è svolta il 30 maggio 2012, presso il Mausoleo delle Fosse Ardeatine, la cerimonia di "Commemorazione della Ritrovata Identità" di tre Caduti "noti non identificati" inumati nel Sacrario. Si tratta dei tre Caduti - Salvatore La Rosa, Marco Moscati e Michele Partito - la cui identità, confermata dopo 68 anni dall'eccidio dopo l'esame del Dna svolto dal Ris dei carabinieri, e sancita lo scorso 23 marzo dalla visita del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, è stata definitivamente trascritta sulla lapide tombale del Mausoleo delle Fosse Ardeatine.
All'evento - informa una nota dello Stato Maggiore della Difesa - erano presenti il Commissario Generale per le Onoranze ai Caduti in Guerra, generale di Corpo d'Armata Vittorio Barbato, rappresentanti del Comitato Regionale dell'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia, i parenti dei tre Caduti recentemente identificati e alcune scolaresche dei Comuni di Albano Laziale e Genazzano. Per suggellare l'evento, i nomi dei tre Caduti sono stati ufficialmente riportati su una "targa commemorativa", posta a fianco dello storico libro di bronzo che ricorda l'eccidio compiuto dai nazisti a Roma il 24 marzo 1944.




domenica 15 aprile 2012

Il partigiano Montezemolo e la Resistenza tradita

Merito di Mario Avagliano, giornalista e storico, aver riscoperto la vicenda di Il partigiano Montezemolo (nella foto, Dalai editore, pp. 384, euro 17,50). Specialista di quel giacimento
di residui segreti novecenteschi che riguardano fascismo, Rsi, persecuzioni di ebrei, Avagliano ricostruisce una vicenda per tanti versi sconosciuta. Nella prefazione, Mimmo Franzinelli sottolinea l'importanza del personaggio Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo (colonnello sabaudo di vecchio stampo e parente di Luca Cordero), capo della Resistenza romana, torturato da Kappler in via Tasso, fucilato dai nazisti alle Fosse Ardeatine dopo un arresto caratterizzato da delazioni uscite dalle file della Resistenza.


(Venerdì di Repubblica, 13 aprile 2012)

martedì 10 aprile 2012

Giuseppe Montezemolo. Il partigiano con le stellette

di Aldo Cazzullo

Poco tempo dopo la liberazione di Roma, il 29 luglio 1944, il generale Harold Alexander, comandante in capo delle Forze Alleate in Italia, inviò una lettera privata alla marchesa Amalia di Montezemolo, moglie del colonnello Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo: «Dear Marchesa Montezemolo, desidero esprimere la mia profonda ammirazione e la mia gratitudine per l'opera inestimabile e coraggiosa svolta da Suo Marito a vantaggio degli Alti Comandi Alleati ed Italiani durante l'occupazione germanica di Roma. Nessun uomo avrebbe potuto far di più, e dare di più alla causa del suo Paese e degli Alleati di quanto Egli fece: ed è ragione di rimpianto per me che Egli non abbia potuto vedere gli splendidi risultati della sua inalterabile lealtà e sacrificio personale. Con Lui l'Italia ha perduto un grande Patriota e gli Alleati un vero amico (…)».
Perché il capo delle forze anglo-americane ebbe parole di così grande elogio per questo ufficiale italiano? E come mai, a fronte di un giudizio così netto ed inequivocabile, confermato dal riconoscimento di una medaglia d’oro al valor militare, Montezemolo non è ricordato nei libri di storia?

martedì 3 aprile 2012

Addio a Bentivegna partigiano di via Rasella

di Mario Avagliano

E’ morto ieri pomeriggio, nella sua abitazione romana, Rosario Bentivegna, 89 anni, detto Sasà, nato a Roma il 22 giugno 1922 (l’anno della marcia fascista, “ma non ho fatto in tempo a farla”, diceva lui ironicamente), ultimo “orgoglioso” superstite del commando di partigiani comunisti protagonisti dell’azione di via Rasella. Il 23 marzo 1944 fu proprio Bentivegna, travestito da spazzino, ad accendere la miccia dell’esplosivo che fece saltare in aria 32 soldati del Battaglione Bozen. I tedeschi “punirono” i romani con l'eccidio delle Fosse Ardeatine.
Nelle ultime settimane Bentivegna si era gravemente ammalato. È spirato tra le braccia della compagna Patrizia Toraldo di Francia. Domani mattina alle 10,30 sarà aperta al pubblico la camera ardente allestita presso la sala “Peppino Impastato” della Provincia di Roma. Tra i primi ad esprimere il cordoglio, è stato Riccardo  Pacifici, presidente della Comunità ebraica di Roma, in viaggio ad Auschwitz, che ha dichiarato: “E’ morto un eroe ingiustamente accusato”. Un ricordo commosso di Bentivegna è giunto anche  dal presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti (“Fa parte di un gruppo di uomini e donne che ha permesso a noi di vivere in un paese democratico”), dall’Anpi nazionale, della cui presidenza era membro onorario, dall’Anpi romana, nella quale aveva lungamente militato, e dagli amici ex partigiani, da Mario Fiorentini a Massimo Rendina.

Via Rasella, intervista a Michela Ponzani: “Cedere al rischio di rappresaglie avrebbe fatto saltare la Resistenza”

di Mario Avagliano

“Sasà è stato per me come un padre”. Michela Ponzani, ricercatrice dell’Istituto Storico Germanico di Roma, è molto provata. Negli ultimi due anni ha lavorato fianco a fianco con Rosario Bentivegna, per scrivere il suo libro di memorie, uscito in novembre e intitolato Senza fare di necessità virtù (Einaudi). Proprio nei giorni scorsi, assieme a Bentivegna, aveva commentato le centinaia di messaggi, molti dei quali polemici, giunti a “Il Messaggero” a seguito dell’intervista all’ex partigiano Mario Fiorentini. Nonostante il dolore, non si sottrae alle domande: “Rosario avrebbe voluto che io rispondessi. Per tutta la vita ha lottato contro le falsità e le manipolazioni, soprattutto riguardo a via Rasella”.
Partiamo dall’accusa ai partigiani di non essersi costituiti per evitare la rappresaglia delle Ardeatine.
Nessun manifesto o comunicato che invitasse i partigiani a consegnarsi venne mai affisso e nessun appello radio venne diffuso. Nell’estate del 1948, interrogato dal giudice del Tribunale militare di Roma, il colonnello delle SS Herbert Kappler ammise che non c’era stato il tempo di affiggere manifesti, visto che il massacro delle Ardeatine fu compiuto in meno di 24 ore dall’azione.

venerdì 23 marzo 2012

Mario Fiorentini, Via Rasella: "Non fu attentato ma atto di guerra"

di Mario Avagliano

"Via Rasella fu un atto di guerra. Per favore non chiamatelo attentato. Noi eravamo combattenti per la libertà". A 68 anni da quel 23 marzo 1944, parla Mario Fiorentini, il "regista" dell'azione partigiana che uccise trentatre SS polizei del Battaglione Bozen nel cuore di Roma (nei giorni seguenti il bilancio finale salì a 44, compresi due civili italiani). Se Rosario Bentivegna (nome di battaglia Paolo), travestito da spazzino, accese la miccia dell'ordigno nascosto in un carretto dell'immondizia, fu Mario Fiorentini (nome di battaglia Giovanni), intellettuale comunista dai capelli arruffati, figlio dell'ebreo Pacifico, amico di Luchino Visconti, Vittorio Gassman, Lea Padovani, Vasco Pratolini e dei pittori di via Margutta, a ideare l'attacco al Battaglione e a progettarlo in ogni minimo dettaglio, anche se avrebbe voluto realizzarlo in un luogo diverso.

Ferdinando Agnini, martire delle Fosse Ardeatine. La sua storia per non dimenticare


di Maria Corbi
Studente di medicina, venne fucilato quando non aveva ancora 20 anni
Le fosse Ardeatine  portano incise le storie di uomini che hanno deciso di combattere dalla parte, ed è importante ripeterlo in anni in cui si cerca di mescolare tutto,  di comprendere chi fece la scelta opposta. Di dire che tanto erano tutti.  Il sangue di quei giovani rischia di sbiadirsi al sole accecante del revisionismo. Ed è importante ricordare i nomi e i cognomi, le storie e le scelte di chi si è opposto al fascismo, Di chi è stato trucidato alle fosse Ardeatine. E tra loro Ferdinando Agnini, studente di medicina, fucilato quando non aveva ancora 20 anni.

Una storia di cuore, ideali e coraggio che deve essere ricordata. Tanti ragazzi come lui ci hanno regalato un paese libero. Dopo l’8 settembre 1943 Agnini organizza insieme a compagni del quartiere Montesacro, zona a nord est di Roma, e del liceo Orazio,(l’unico liceo romano di periferia) il gruppo dell’Arsi (Associazione Rivoluzionaria Studentesca Italiana).  I ragazzi hanno tra i 14 e i 20 anni, hanno sogni e passioni comuni, giocano a pallone, si ritrovano al bar Bonelli di piazza Sempione o nuotano alla spiaggetta su fiume Aniene vicina al Ponte Vecchio. Un amicizia forte, un gruppo che condivide ideali, la voglia di lottare contro l’occupazione tedesca e quello che rimane del fascismo. Non hanno paura di rischiare la vita per quello che ritengono giusto e spesso sono più coraggiosi dei vecchi combattenti partigiani. Ferdinando Agnini è un leader naturale, un amico speciale, con un sorriso che disarma, alto e dinoccolato. Sempre in giro a trovare proseliti, a tenere le fila tra le persone, diffondere materiale di propaganda. A scrivere il suo foglio clandestino.

giovedì 22 marzo 2012

Intrighi, spie e delazioni nella Roma di Dollmann

Così venne tradito Giuseppe di Montezemolo
Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo (1901-1944), che guidò la Resistenza monarchica a Roma sotto l’occupazione nazista. Catturato dai tedeschi, fu ucciso il 24 marzo 1944 alle Fosse Ardeatine. Mario Avagliano gli ha dedicato il saggio «Il partigiano Montezemolo» (Dalai, pp. 416, € 22) in libreria dal 10 aprile
L'articolo di Paolo Mieli
Eugen Dollmann era nipote del medico di fiducia dell'imperatrice austriaca Sissi e un giorno, il 10 luglio del 1914, alla vigilia della Prima guerra mondiale, suo padre gli fece conoscere l'imperatore d'Austria Francesco Giuseppe. All'epoca Dollmann aveva 14 anni e per il resto della sua vita restò impressionato dal tratto, dall'eleganza, dallo stile di quel «grande» che aveva avuto l'occasione di incontrare. Studiò poi all'università Ludovico Massimiliano di Monaco, dove si laureò con lo storico Hermann Oncken che gli cambiò il destino procurandogli una borsa di studio in Italia per scrivere una tesi sul cardinale Alessandro Farnese. Alessandro Farnese che, avrebbe scritto Dollmann, «fu così fortunato da non avere in me il suo biografo: nel 1945 i servizi segreti alleati a Roma trovarono una cesta piena di documenti, appunti, fogli d'archivio, riproduzioni e altro ancora sul suo conto; credettero probabilmente che si trattasse di un agente di collegamento con il Vaticano e portarono via tutto il materiale». Perché tanta attenzione da parte dei servizi segreti alleati? Dollmann era diventato il rappresentante in Italia di Heinrich Himmler, con il quale aveva un rapporto personale e diretto, nonché buon amico del potente capo della polizia fascista Arturo Bocchini, e in quanto tale il nazista più importante e misterioso a Roma sotto l'occupazione tedesca. 

lunedì 9 gennaio 2012

Le Pietre d’inciampo della Memoria


 È un sampietrino in onore di don Pietro Pappagallo, sacerdote che durante l’occupazione nazista di Roma diede soccorso a numerosi perseguitati e venne poi assassinato alle Fosse Ardeatine in seguito alla denuncia di una spia tedesca, ad aprire la terza edizione dell’installazione nelle strade della Capitale delle “stolpersteine”, le ormai celebri pietre d’inciampo ideate dall’artista Gunter Demnig.
La cerimonia odierna, svoltasi alla presenza di autorità politiche, leader ebraici e dello stesso Demnig oltre che di numerose scolaresche coinvolte in uno specifico progetto didattico, è stata preceduta da una conferenza stampa di presentazione del fitto calendario di installazioni, 72 in totale, che si svolgeranno in questi giorni a Roma (a seguire la  commemorazione di don Pappagallo, apertasi con la lettura di alcuni passaggi della sua eroica attività di assistenza, l’apposizione di 19 sampietrini in memoria dei familiari di Giulia Spizzichino, uccisi ad Auschwitz e alle Fosse Ardeatine, in via Madonna dei Monti).

lunedì 19 dicembre 2011

La fiera Resistenza dei ferrovieri romani



di Mario Avagliano

I nove terribili mesi dell’occupazione tedesca di Roma tra il settembre 1943 e il giugno 1944, caratterizzati dalle violenze delle SS naziste e delle bande fasciste e da fame, rastrellamenti, deportazioni e fucilazioni, ma anche da episodi eroici di resistenza armata o civile, hanno segnato la storia della capitale nel profondo e sono tuttora al centro della ricerca storiografica. Dopo la pubblicazione di Senza fare di necessità virtù (Einaudi), le memorie del gappista Rosario Bentivegna, protagonista dell’azione di via Rasella, un nuovo studio rivela dettagli inediti di quel periodo, mettendo in luce il contributo alla resistenza dei ferrovieri romani, che già negli anni Venti avevano svolto ampia attività antifascista, subendo licenziamenti e arresti. E’ il bel lavoro di Massimo Taborri Antifascismo e Resistenza tra i ferrovieri del Compartimento di Roma (edito dall’Anpi Roma-Lazio), che sarà presentato oggi alle 17.30 alla Casa della Memoria da Massimo Rendina e Aldo Luciani.

giovedì 3 novembre 2011

Bentivegna, l'ultimo partigiano di via Rasella

di Mario Avagliano

È la sera del 7 novembre 1943. In una Roma buia e minacciosa, dove il silenzio è rotto solo dai passi cadenzati delle SS tedesche, due giovani studenti, Rosario Bentivegna, detto “Sasà”, e Carla Capponi, militanti nei Gap partigiani del Pci, celebrano a loro modo la Rivoluzione d’Ottobre. Con un pennello e della vernice rossa tappezzano di slogan antifascisti il centro di Roma, da piazza del Popolo a piazza Venezia. A piazza Montecitorio, sede della Camera dei deputati, scrivono “W il Parlamento” e “Morte al fascismo”. Carla, con un pizzico di avventatezza, traccia una grande falce e martello anche su una camionetta tedesca. Tornando verso casa della Capponi, i due giovani entrano nel portone e in quella strana atmosfera gioiosa, soli nella penombra, si scambiano il primo bacio.