di Marco Bracconi
Oggi come allora, una campagna allarmista e, poi, una secca sconfitta per la sinistra. Ma le analogie non si fermano qui, a iniziare dalle fake news. Due storici le mettono in fila Tasto indietro. Rivediamo il film dall’inizio. E poi torniamo alla fine. Il ‘48 e oggi. Ma state attenti, non parliamo del 1848, che pure forse ci starebbe, visto che fu anno di gran rivoluzioni, bensì del più vicino 1948. Quando nella cabina elettorale c’era Dio che ti guardava, non come oggi che, al massimo, ti guarda il figlio di Casaleggio. Storicamente parlando, il gioco delle somiglianze e delle differenze è sempre un gran rischio. Ma, se perfino Marco Minniti, all’indomani del 4 marzo ha parlato di «una batosta peggio del ’48», allora il gioco vale la candela.
Soprattutto se ad accenderla sono due storici che su quell’anno della nostra Repubblica hanno scritto un libro documentatissimo, divertente e per certi versi illuminante. «Sconfitta peggiore di quella? Non so. I comunisti non furono così scontenti di perdere, sarebbe stato difficile gestire la vittoria in quel contesto internazionale. E poi il loro vero obiettivo era prendere più voti dei socialisti, e lo colsero», dice Mario Avagliano, assieme a Marco Palmieri autore di 1948. Gli italiani nell’anno della svolta. Fatti, cronache e retroscena della baraonda culturale, politica, sociale e verbale che precedette il 18 aprile, vale a dire la data dello scontro epico tra la Dc e il Fronte popolare.
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martedì 3 aprile 2018
venerdì 2 agosto 2013
L'amore ai tempi della falce e martello. La storia di Nilde Iotti e Palmiro Togliatti nel carteggio inedito
di Mario Avagliano

Estate 1946. Dal color seppia di una rara foto d’epoca si affaccia sorridente la ventiseienne Nilde Iotti, appena eletta deputato dell’Assemblea costituente, seduta su un divano, in mezzo a un gruppo di donne parlamentari dall’aria leggera e festosa. Solo da un anno la legge italiana ha riconosciuto il suffragio femminile e loro sono le prime a entrare come «onorevoli» nell’aula austera di Montecitorio. All’altra estremità del divano, una signora di mezz’età stringe con grazia fra le mani una singolare piccola borsa fiorata. È Rita Montagnana, la mitica «Marisa», moglie di Palmiro Togliatti, segretario del Pci. Quelle due deputate comuniste, così diverse di aspetto e di età, di lì a poco diventeranno rivali. Per la giovane professoressa reggiana, figlia di un ferroviere socialista, laureatasi alla Cattolica e formatasi alla scuola di Dossetti e La Pira, la simpatia travolgente per Togliatti, di 27 anni più vecchio di lei, si trasformerà ben presto in una relazione «gioiosa e terribile». Per «Marisa», invece, la compagna del Migliore nel periodo dell’antifascismo clandestino, si prefigura una storia di abbandono sofferto e penoso, anche per quel loro figlio, Aldo, tormentato da un insopprimibile mal di vivere.
Sono alcune della pagine più belle dell’intrigante libro di Luisa Lama, intitolato Nilde Iotti. Una storia politica al femminile (Donzelli pp. 288, € 30), che - come afferma Livia Turco in una densa introduzione - ci regala la prima vera biografia della ex presidente della Camera, dall’esordio in politica fino al 1979, anno dell’elezione allo scranno più alto di Montecitorio. Una ricostruzione arricchita dalla pubblicazioni di stralci dello straordinario carteggio inedito tra la Iotti e Togliatti (agosto 1946-agosto 1947), ritrovato dalla loro figlia adottiva Marisa Malagoli in un cofanetto di legno intarsiato.

Estate 1946. Dal color seppia di una rara foto d’epoca si affaccia sorridente la ventiseienne Nilde Iotti, appena eletta deputato dell’Assemblea costituente, seduta su un divano, in mezzo a un gruppo di donne parlamentari dall’aria leggera e festosa. Solo da un anno la legge italiana ha riconosciuto il suffragio femminile e loro sono le prime a entrare come «onorevoli» nell’aula austera di Montecitorio. All’altra estremità del divano, una signora di mezz’età stringe con grazia fra le mani una singolare piccola borsa fiorata. È Rita Montagnana, la mitica «Marisa», moglie di Palmiro Togliatti, segretario del Pci. Quelle due deputate comuniste, così diverse di aspetto e di età, di lì a poco diventeranno rivali. Per la giovane professoressa reggiana, figlia di un ferroviere socialista, laureatasi alla Cattolica e formatasi alla scuola di Dossetti e La Pira, la simpatia travolgente per Togliatti, di 27 anni più vecchio di lei, si trasformerà ben presto in una relazione «gioiosa e terribile». Per «Marisa», invece, la compagna del Migliore nel periodo dell’antifascismo clandestino, si prefigura una storia di abbandono sofferto e penoso, anche per quel loro figlio, Aldo, tormentato da un insopprimibile mal di vivere.
Sono alcune della pagine più belle dell’intrigante libro di Luisa Lama, intitolato Nilde Iotti. Una storia politica al femminile (Donzelli pp. 288, € 30), che - come afferma Livia Turco in una densa introduzione - ci regala la prima vera biografia della ex presidente della Camera, dall’esordio in politica fino al 1979, anno dell’elezione allo scranno più alto di Montecitorio. Una ricostruzione arricchita dalla pubblicazioni di stralci dello straordinario carteggio inedito tra la Iotti e Togliatti (agosto 1946-agosto 1947), ritrovato dalla loro figlia adottiva Marisa Malagoli in un cofanetto di legno intarsiato.
mercoledì 29 febbraio 2012
Quel comunista di Eduardo: tenetelo d’occhio
di
Mario Avagliano
Napoli, seconda metà
degli anni Cinquanta. Il 1956 è stato un annus horribilis per il
Pci: prima le denunce di Krusciov al XX congresso del Pcus contro i crimini di
Stalin, quindi i carri armati sovietici a Budapest per soffocare la rivolta
degli ungheresi. Molti intellettuali hanno abbandonato il partito, da Italo
Calvino a Natalino Sapegno, fino ad Antonio Ghirelli ed Elio Vittorini.
L’obiettivo di Botteghe Oscure è quello di allontanare la memoria dei fatti di
Ungheria, anche attraverso l’Associazione Italia-Urss, che si pone l’obiettivo
di «creare proseliti per il Pci negli ambienti intellettuali». Per acquistare
nuovi consensi cosa può avere più appeal della nomina alla presidenza della
struttura napoletana di uno degli intellettuali più noti e prestigiosi della
Penisola, Eduardo De Filippo?
mercoledì 15 febbraio 2012
Gli intellettuali spiati dai gendarmi (1945-1980)
di Mario Avagliano
Roma, anni Sessanta. In
uno scalcagnato teatro off di via Belli, il Beat 72, dove hanno mosso i primi
passi Carmelo Bene e Memè Perlini (e più tardi calcheranno la scena Roberto
Benigni e Mario Martone), si tengono spettacolini che disturbano l’Oltretevere.
I questurini annotano che il patron Ulisse Benedetti «ha richiesto la licenza
per poter tenere pubblici intrattenimenti danzanti». Ma non si fa la danza del
ventre: la «sacra messa» viene, come in un sabba demoniaco, oltraggiata
dall’«attrice Trombetti Laura, ovvero Laura Betti» che, con capelli cotonati e
occhi contornati da una pesante sottolineatura di eyeliner, si esibisce in «una
Messa rossa con spogliarello».
Cos’ha da spartire l’attrice Laura Betti con gli scrittori Italo Calvino, Carlo Cassola ed Elsa Morante, i pittori Renato Guttuso ed Ernesto Treccani, i registi Pier Paolo Pasolini ed Elio Petri, i giornalisti Giorgio Bocca e Giampiero Mughini e tanti altri intellettuali, artisti ed uomini di spettacolo della Prima Repubblica pedinati dalla polizia e dai carabinieri? Sono personaggi che nessuno si aspetterebbe di ritrovare in mattinali e faldoni della Questura. Eppure sotto controllo per anni ci sono stati proprio loro, a causa dell’appartenenza o vicinanza al Psi e al Pci (e in seguito ai gruppuscoli di estrema sinistra), come rivela il bel libro di Mirella Serri Sorvegliati speciali. Gli intellettuali spiati dai gendarmi (1945-1980), in uscita il 16 febbraio da Longanesi (pp. 279, euro 18).
martedì 6 dicembre 2011
Gramsci, un comunista divenuto globale
di Mario Avagliano
Non è ancora al livello di Che Guevara, ma poco ci manca. L’italianissimo Antonio Gramsci (1891-1937), fondatore del partito comunista e autore dei Quaderni dal carcere (scritti nel periodo di prigionia sotto il regime fascista), il pensatore marxista meno dogmatico del Novecento, è diventato un’icona a livello planetario, tanto da essere utilizzato pro o contro Obama nella campagna delle presidenziali americane o addirittura da ispirare canzoni hip-hop di protesta cantate nei ghetti neri Usa. Con la differenza che nelle metropoli del globo, da New York a Londra fino a Nuova Delhi, a circolare non sono le magliette e gli adesivi col suo volto, ma le sue idee sull’egemonia culturale, il senso comune, il conflitto di classe, l’intellettuale organico.
venerdì 18 marzo 2011
Galante Oliva, il 1° maggio, lavoro, pane e libertà (Il Mattino 16 marzo 2011)
| Nocera Inferiore, 1° maggio 1951 |
Nella storia del Meridione ci sono personalità della politica e del sindacalismo del Novecento che, pur avendo salde radici nei territori di origine, con le loro idee, le loro battaglie, la loro lezione morale, hanno travalicato i confini locali. Uno di questi è il nocerino Galante Oliva, classe 1932.
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