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mercoledì 11 febbraio 2015

Foibe, il dramma degli italiani di Istria e Dalmazia



di Mario Avagliano

“Per troppo tempo le sofferenze patite dagli italiani giuliano-dalmati con la tragedia delle foibe e dell'esodo hanno costituito una pagina strappata nel libro della nostra storia". Lo ha detto ieri il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al termine delle celebrazioni a Montecitorio per il Giorno del Ricordo. Una commemorazione che quest’anno ha viste unite tutte le forze politiche, in un clima più sereno del passato e qualche polemica solo a livello locale, a Napoli e a Milano, dove alcuni esponenti del centrodestra hanno accusato i sindaci De Magistris e Pisapia di aver dimenticato la ricorrenza.
Gli antefatti delle foibe risalgono al primo dopoguerra. Nel 1920 il trattato di Rapallo assegna all’Italia Trieste, Gorizia, l’Istria e Zara e dichiara Fiume “città libera”. Quello stesso anno Benito Mussolini, in visita a Pola, chiarisce: “Di fronte a una razza inferiore e barbara come la slava, non si deve seguire la politica che dà lo zuccherino, ma quella del bastone”. Le bande fasciste la mettono subito in pratica, dando alle fiamme nell’intera Venezia Giulia 134 edifici di sloveni e croati.