Scomparso
a 95 anni Massimo Rendina
Sono ore tristi per me. E' scomparso ieri a Roma l'ex partigiano Massimo Rendina, all'età di 95 anni. E' stato uno dei miei Maestri di Storia, insieme a Vittorio Foa e Giuliano Vassalli. Fu lui a spingermi all'iscrizione all'Anpi di Roma, a farmi dirigere il Centro Studi della Resistenza e a propormi come vicepresidente. Era un uomo di straordinaria umanità, intelligenza, dolcezza, integrità morale. Amava i giovani ed era da loro amatissimo. Fu anche l'ideatore della Casa della Storia e della Memoria, il cui sogno si realizzò grazie all'allora sindaco Walter Veltroni. Vanno ricordati la sua partecipazione alla seconda guerra mondiale, nella Campagna di Russia; la sua storia di coraggioso comandante partigiano; la sua brillante carriera di giornalista; il suo impegno civile nell'Anpi; il suo impegno storiografico di studioso attento della Resistenza. Vi propongo la sua scheda biografica.
Massimo Rendina, nato a Mestre (VE) il 4/1/1920 da
Federico e Maria Manara; morto a Roma l’8/2/2015. Studente alla facoltà di
giurisprudenza dell'università di Bologna. Prestò servizio militare in fanteria nei
guastatori, e poi con il grado di sottotenente dei bersaglieri partecipò alla campagna di Russia nel Csir.
Congedato nell'autunno 1942, nel dicembre fu nominato
condirettore di "Architrave", il mensile del GUF bolognese, diretto da Eugenio
Facchini, pure lui reduce dal fronte russo. Nelle intenzioni dei gerarchi fascisti
bolognesi i due reduci avrebbero dovuto dare un tono più fascista al giornale,
considerato un foglio della fronda. Pio Marsilli e Vittorio Chesi, il direttore e il
condirettore della gestione precedente, erano stati destituiti d'autorità e proposti per
il confino di polizia, perché considerati antifascisti. Invece i due nuovi giornalisti
diedero al giornale un contenuto e un tono che non era più di fronda, ma di aperta
contestazione del regime e della guerra. Nella nota Motivo ideale, siglata M.R.
(Massimo Rendina) si legge: «Ormai la retorica illusione di una vittoria facile e di una
guerra lampo è sprofondata nell'abisso del passato». La nostra «è sempre stata, sin
dal primo colpo di cannone, una guerra difensiva» e «Ora soltanto il conflitto appare
definitivamente difensivo nella sua intima essenza e si trasmuta in una lotta integrale,
assoluta, di vita o di morte, estranea ad ogni altro pensiero che non sia di sopravvivere
alla distruzione di tutto il mondo» ("Architrave", 31/1/43). Nello stesso
numero, in una nota dal titolo Indagine sulla Russia,parlando dell'esperienza fatta
sul fronte orientale, si chiese: «a) come mai il popolo russo, che non è convinto della
bolscevizzazione, la tollera come un gioco, resiste, non si ribella, combatte con valore?;
b) come mai dopo un'improvvisa e stupefacente disfatta militare, creduta da tutto il mondo
irreparabile, ha opposto un'accanita resistenza e proprio sul principio dell'ultimo atto
del grande dramma riconquistando parte delle posizioni perdute con un successo che ha del
soprannaturale?». «Noi non crediamo - proseguiva — in una serie di astute ed avvedute
manovre da parte del governo rosso: le ragioni sono piuttosto da ricercarsi nel sistema
organizzativo e nelle vicende naturali della guerra che vedono l'alternarsi della fortuna,
da una parte e dalla altra dei combattenti». Concludeva che se i russi «hanno sorpreso
chiunque, la situazione delle armate tedesche non va considerata assolutamente nel campo
del "disastroso"».
Chiuso "Architrave", dopo la caduta del fascismo,
Rendina passò a "il Resto del Carlino", dove ebbe come collega Enzo Biagi.
Quando, dopo l’8/9/43, al giornale fu nominato un direttore repubblicano, intervenne
all'assemblea dei redattori per annunciare pubblicamente che non avrebbe collaborato con
la RSI.
Abbandonò il giornale e si trasferì in Piemonte, dove - come un altro reduce di Russia, Nuto Revelli -
prese parte alla lotta di liberazione, con il nome di battaglia di Max il giornalista.
Militò prima nella 19a Brigata Giambone Garibaldi, con funzione di
capo di stato maggiore, e successivamente nella 103a Brigata
Nannetti della 1a Divisione Garibaldi, della quale fu
prima comandante e poi capo di stato maggiore. Fu in contatto anche con Edgardo Sogno, che fece ricevere alla sua divisione lanci di munizioni da parte degli inglesi.
Partecipò alla liberazione di Torino. Ferito, è stato riconosciuto
invalido di guerra. E’ stato partigiano dall'1/11/43 al 7/5/45.
Lo zio Roberto Rendina fu ucciso alle Fosse Ardeatine a
Roma.
Nel capoluogo piemontese Rendina riprese la professione di
giornalista a l'Unità, con Giorgio Amendola e Ludovico Geymonat. Terminata la guerra, si occupò di cinema scrivendo film
con Piero Tellini, curò poi la settimana Incom con Luigi Barzini junior e successivamente
entrò in Rai, dove prima lavorò al giornale radio e poi fu direttore del primo telegiornale.
Cattolico, nel dopoguerra Rendina uscì dal Pci e aderì alla sinistra della Dc, collaborando con Aldo Moro, Mariano Rumor e Benigno Zaccagnini.
Il presidente del Consiglio Fernando Tambroni chiese ed ottenne il suo allontanamento dalla Rai. Aldo Moro lo reintegrò, nominandolo condirettore del giornale radio e mandandolo in America a fondare Rai Corporation.
Negli ultimi anni della sua vita Rendina è stato uno dei
principali protagonisti dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, rivestendo
per oltre dodici anni la carica di presidente del Comitato Provinciale ANPI Roma e
diventando, nell’aprile 2011, vicepresidente nazionale. È stato nominato anche membro
del Comitato scientifico dell'Istituto Luigi Sturzo per le ricerche storiche sulla
Resistenza.
È stato, inoltre, l’ideatore della Casa della Memoria e
nella Storia inaugurata a Roma dalla giunta Veltroni nel 2006 e fondatore
dell’associazione di telespettatori cattolici Aiart.
Nel 2011 ha raccontato nel documentario Comandante Max,
diretto da Claudio Costa, la sua esperienza di guerra in Russia e nella Resistenza.
È stato anche un appassionato studioso della Resistenza. Ha pubblicato:
Italia 1943-45. Guerra civile o Resistenza?, Newton, Roma 1995; Dizionario della
Resistenza italiana, Editori Riuniti,
Roma 1995. Ha anche curato la “Cronologia della Resistenza romana”, pubblicata sul
portale storico www.storiaXXIsecolo.it, di cui è stato anche
il fondatore.
E’ morto all’età di 95 anni, a Roma.
Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha voluto
ricordare la memoria di Rendina, mandando un messaggio di cordoglio alla moglie: "Per
la scomparsa di un testimone leale e appassionato di molti decenni della nostra
storia". Il presidente della Repubblica ha ricordato la partecipazione di Rendina
"alla tragica ritirata di Russia e la successiva, decisa scelta di campo nelle file
della resistenza", nella quale assunse il nome di 'comandante Max', distinguendosi
"per coraggio e lungimiranza politica". Nel dopoguerra, ha affermato ancora il
presidente Mattarella, "fu brillante giornalista e comunicatore, ricoprendo posizioni
di prestigio. L'immagine più nitida che mi resta di lui- ha concluso il capo dello stato-
è quella, più recente, di instancabile dirigente dell'anpi, al vertice della quale ha
saputo difendere la memoria autentica dei valori della resistenza e tramandarla ai giovani
con passione ed entusiasmo".
(a cura di Mario Avagliano)
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