venerdì 11 novembre 2011

Elena Di Porto, il coraggio e la Resistenza a Roma

Elena Di Porto, antifascista romana, tra le figure emblematiche della Resistenza ebraica in Italia, è stata ricordata questa mattina nei pressi della lapide, posta sul fianco della sinagoga maggiore della Capitale, in cui si commemorano i partigiani ebrei vittime del nazifascismo. Un giorno speciale, quello scelto per onorare questa figura paradigmatica di combattente, più volte protagonista di episodi di coraggio durante il regime. Oggi sarebbe caduto il suo novantanovesimo compleanno.


Così amici e parenti, capitanati dal nipote Marco, si sono riuniti per il secondo anno consecutivo in Lungotevere De Cenci assieme ai vertici comunitari, ad esponenti dell'Associazione Nazionale Partigiani e dell'associazione Italia-Israele, al direttore del nascitore Museo della Shoah Marcello Pezzetti e al segretario cittadino del Partito Democratico Marco Miccoli. Presenti alcuni studenti della vicina scuola ebraica. "La chiamavano Elenuccia la matta, ma ci fossero stati altri 'matti' come mia nonna forse contro i nazifascisti si sarebbe potuto fare di più" ha detto Marco Di Porto. La donna, a stretto contatto con i partigiani, avvisò in anticipo la Comunità dell'arrivo dei nazisti nel quartiere ebraico e della successiva deportazione verso i campi della morte. Ma non fu creduta.
In occasione della cerimonia odierna il presidente della Comunità ebraica di Roma Riccardo Pacifici si è impegnato a spostare la lapide dedicata ai partigiani ebrei accanto al portone di ingresso del luogo di culto. L'operazione, ha affernato, verrà effettuata entro le prossime celebrazioni del 25 aprile.


(InfoUcei 11 novembre 2011)


Chi era Elena Di Porto?

da: http://elenadiporto.wordpress.com/


ELENA DI PORTO ANTIFASCISTA ED EBREA DEL GHETTO

Alla fine i tedeschi furono troppo forti anche per lei, Elena Di Porto, antifascista romana ed ebrea ,figlia del vecchio ghetto. I fascisti italiani non ce l'avevano fatta.
Chissà perchè Elena Di Porto - nata Di Porto - , con tutti i problemi che aveva, come il combattimento giornaliero per la famiglia, i due figli piccoli, la vita non certo facile nel ghetto di Roma, chissà perchè questa donna singolare e fierissima volle impegnarsi nell'antifascismo attivo, nel momento in cui in Italia gli antifascisti veri si contavano sulle punta delle dita.
Forse perchè Elena non volle mai, non potè mai subire prepotenze, ne vederne commettere, da parte di nessuno. E forse questo suo spirito garibaldino era aiutato da una forsa fisica non comune,da una passione del tutto originale,per l'epoca e per l'ambiente,per il pugilato,tanto che i suoi due figli sarebbero poi diventati tutte e due pugili (con qualche momento di notorietà).
Se negli anni del <consenso>, quelli della guerra in Etiopia, circolarono ancora per Roma foglietti antifascisti, si può essere sicuri che qualcuno di quei volantini era stato portato in giro da Elena Di Porto.
Ci volle poco a metterla nei pasticci ed a mettere nei pasticci tutta la famiglia che ad un certo momento, giudicandola una <esaltata> la mise un pò da parte, prendendo le dovute distanze.
D'altronde, dati i tempi, era difficile capirla. Elena non si perse d'animo e continuò a contribuire, al mantenimento dei due bambini.Ed anche in questo contributo vi fù qualcosa di strano: lei che aveva quella singolare passione per la boxe, lavorava di <crochet>.
Hai figli trasmise due grandi amori: per la libertà e per la boxe. Fu anzi lei a insegnar loro a tirare i primi colpi.

A PUGNI E SCHIAFFI CONTRO I FASCISTI CHE PICCHIAVANO UN VECCHIO

Un giorno, nel 1938, vide accanto a un'edicola un gruppo di fascisti che schiaffeggiavano un vacchio che stava comprando l'<Osservatore Romano> (e va detto che era il giornale degli antifascisti, con le sue notizie <vere> di politica estera, con le coraggiose rubriche di Guido Gonnella, oggi senatore democristiano).
Elena non si potè tenere. Intervenne e cominciò a dare <botte e menare> ma con delle vere e proprie sventole, poi tolse il manganello di mano a uno dei fascisti e nell'impeto dell'ira lo spezzò in due, quanto bastava per mettere in fuga i fascisti vigliacchi, tutto questo gli bastò per essere portata al carcere di Regina Coeli, venendo legata mani e piedi e percossa riducendola in fin di vita, fu anche condanata a cinque anni di confino e mandata a Macerata Feltre, Porto Recanati, dove portò con sè anche i due bambini. Oggi, come anche allora, la località è ben conosciuta dai pugili. Ricca di palestre e - dicono - di aria bene ossigenata, è luogo di frequenti raduni, per allenamenti ed incontri.
E qui Elena Di Porto alternava un duro lavoro, per provvedere ai figli, ai guantoni che, non potendoli infilare lei, faceva infilare nei piccoli pugni dei suoi bambini che presto si fecero una rinomanza locale.Tutti e tre conquistarono la simpatia e l'affetto generale.Se l'Italia di quegli anni non era antifascista, non era nemmeno molto fascista e molto meno lo diventò proprio con le leggi razziali del 1938, incomprese e incomprensibili ai più. A Macerata Feltre Elena passò cinque anni, fino alla caduta del fascismo il 25 luglio del 1943. Poi, l'8 settembre, l'armistizio, la catastrofe, la fuga del re e dei generali, lo sbandamento di un'esercito sacrificato da una dirigenza italiana inbelle e già <furba>.
Non andrà sui libri di storia Europea la impari, inane resistenza che pochi soldati e un pugno di ufficiali, insieme a gruppetti di semi-disarmati civili, opposero a Roma ai carri armati tedeschi. Ma fu quello l'inizio della Resistenza.

A COMBATTERE A PORTA SAN PAOLO

Ed a Porta san Paolo ed alla Cecchignola corsero anche dei giovani del Ghetto romano. Inutile dire che alla loro testa vi era Elena Di Porto. Non sapeva forse quello che era più conveniente fare, non aveva le sottigliezze politiche di tanti altri Ebrei più ricchi di lei, più colti di lei. Ma sapeva che il tedesco era il nemico, come lo era stato il fascismo. E dove c'era da combattere - in qualunque modo - questo nemico, lì era il suo posto.
Poi la fine. L'occupazione di Roma,i sinistri presagi per gli Ebrei. Presagi che non furono tutti raccolti e che non indussero tutti a fare l'unica cosa possibile:scappare, ovunque, a qualunque costo.
Forse Elena Di Porto l'avrebbe fatto e sicuramente sarebbe poi riuscita a raggiungere altri gruppi armati che si opponevano ai nazisti. Ma non ne ebbe il tempo.
Venne il 16 ottobre, la retata degli Ebrei del Ghetto, nel silenzio di quanti forse avrebbero potuto impedirla. Ma Elena Di Porto non fu presa. Si salvò. Riuscì ad eludere il cerchio nazista. Poteva resistere a tutto, Elena Di Porto, coraggiosa e forte donna di Israele, ma non all'arresto della sorella con i suoi cinque figli. Si presentò ai tedeschi. Forse pensava di poter proteggere la sorella e i bambini, forse pensava di potere incutere soggezione anche ai tedeschi, di essere più forte di loro. E forse lo era, ma erano in troppi ed avevano troppe armi e gli Ebrei erano troppo pochi ed erano disarmati. Alla fine i tedeschi furono troppo forti anche per lei, Elena Di Porto, figlia del Ghetto di Roma, sola e disarmata.


Elena Di Porto è una semplice donna del ghetto di Roma, nasce l’11 novembre 1912 da Angelo Di Porto e Grazia Astrologo, ma per conoscere la persona Elena Di Porto ecco due semplici quanto illuminanti testimonianze della signora Mirella Coen e del nipote Marco.

“Sono stata vicina di casa del marito della signora Elena, la famiglia abitava sopra a noi a Trastevere, la mia famiglia mi raccontava sempre del coraggio e combattivita’ della nonna di Marco, anche vero che prima della razzia del 16 ottobre 1943, corse per le strade del ghetto gridando di scappare e che ci sarebbe stato il rastrellamento, non le credettero, e’ anche vero che la deridevano per il suo carattere diciamo ” impetuoso” invece aveva ragione; e’ stata una coraggiosa partigiana, fu deportata e non ritorno’ piu’. E’ fra i nomi dei partigiani sulla lapide del tempio maggiore di Roma. Onore a lei e chi combatte’ con coraggio, ho sentito il dovere di scrivere ciò, perche questa storia me l’hanno raccontata i miei genitori, se avessero ascoltato il suo avvertimento molti si sarebbero salvati, compresa la sorella di mia madre incinta di 5 mesi che fu deportata il 16 ottobre anche se non abbitava nel ghetto ma vicino piazza Vittorio. Amici miei questo e’ stato!!!! …Elena di Porto era una donna del popolo non istruita questo si ma aveva la grinta e l’intelligenza di una leonessa, onore a lei.”
Mirella Coen

“Mia nonna avvisò con largo anticipo il capo rabbino di Roma che sarebbero venuti i nazisti nel ghetto e ci avrebbero portati via, lei sapeva questa informazione perchè era a stretto contatto con i partigiani, ma non fu creduta essendo per quell’epoca una donna particolare che molti definivano pazza, difatti veniva soprannominata “Elenuccia la matta”, ma io invece dico magari ce ne fossero stati di matti come mia nonna nel ghetto di Roma, forse si poteva fare qualcosa in più.”
Marco Di Porto

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